Cencelli Alberto – Sociologo, agronomo, politico (Fabrica di Roma 21 apr. 1860 – ivi 16 luglio 1924).

Appartenente a una casata nobile che a Fabrica possedeva un palazzo affacciato su piazza Duomo, figlio del senatore conte Giuseppe e di Albina Polidori, dopo gli studi di giurisprudenza prese a occuparsi della gestione delle proprietà fondiarie di famiglia, maturando in questa circostanza solidi interessi nel campo dell’agronomia e intraprendendo parallelamente l’attività di pubblicista: fu collaboratore del «Bollettino agrario romano», della «Nuova Antologia» e di «La Tribuna», oltre che di amministratore e, successivamente, di parlamentare.

Tra gli scritti agronomici di questo primo periodo di attività vanno segnalati Albereto falisco: sistema di viticoltura specialmente adatto alla coltivazione delle viti americane (Conegliano, Grava-Cagnani, 1884), Macchine agricole (Milano, Hoe- pli, 1889) e La peronospora della vite (Roma, Tip. dell’Unione Cooperativa Editrice, 1894). Il C. fu inoltre autore di vari saggi storico-sociali, quasi tutti su questioni tecniche e giuridiche connesse con il dibattito, allora in atto, in merito a una legge organica per la liquidazione degli usi civici.

Le sue teorie in merito alla questione sono esposte in saggi quali Affrancazione dei diritti d’uso nelle provincie ex pontifìcie (2 fasc. Roma, Tipografia Tiberina, 1885 e 1887), La forma del catasto ed i suoi effetti sull’economia agraria dello Stato (Roma, Libreria Manzoni, 1885), Le Camere d’agricoltura (Roma, Tipografia Tiberina, 1886), La proprietà collettiva in Italia. Le origini. Gli avanzi. L’avvenire (Roma, Libreria Manzoni, 1890), Ordinamenti dei domini collettivi nelle provincie ex pontificie (Roma, Tipografia dell’Unione cooperativa editrice, 1894), Il socialismo e la costituzione della proprietà: demani e terre incolte (Roma, Tipografia dell’Unione cooperativa editrice, 1894), oltre che in vari altri contributi redatti nel secondo decennio del sec. XX.

Difensore della piccola proprietà terriera, il C. si oppose strenuamente alla concentrazione fondiaria, sostenendo il movimento contadino e appoggiandone le lotte, le quali in quegli anni diedero adito all’occupazione di terre anche nelle aree rurali di Fabrica. Eletto nel 1892 consigliere provinciale di Roma nel mandamento di Civita Castellana, mantenne la carica alle successive elezioni, e dal 1905 al 1914 fu presidente della Deputazione provinciale di Roma.

In quel periodo il C. si adoperò perché nei Comuni in cui non esistevano ospedali venissero creati ambulatori di pronto soccorso e, nel quadro della profilassi contro la pellagra, nelle aree del Lazio in cui si registrava un’alta incidenza di questa malattia, dispose risolutivi interventi ai sistemi di approvvigionamento idrico (tratta del tema il saggio Nuovi studi e nuove teorie sulla pellagra, apparso su «Nuova Antologia» in data 16 dic. 1914). Il nome di C. resta comunque associato soprattutto alla realizzazione dell’ospedale psichiatrico provinciale S. Maria della Pietà presso Monte Mario, a Roma, che venne inaugurato nel 1914: in un articolo uscito su «Nuova Antologia» (16 maggio 1914) dal titolo Un manicomio moderno egli tracciava la storia dell’antico istituto ubicato alla Lungara e in seguito al Gianicolo, esponendo i criteri applicati per la fondazione del nuovo. La biblioteca scientifica (intitolatagli nel 1914) di quello che oggi è l’ex ospedale psichiatrico S. Maria della Pietà, con il suo fondo antico e quello ottocentesco è inserita nel Sistema bibliotecario nazionale, rappresenta un’esauriente fonte per lo studio storico-sociale del sapere psichiatrico italiano ed europeo.

Il C. venne eletto senatore nel 1909, e dal 1918 al 1921 fu segretario dell’ufficio di presidenza del Senato; fu membro della R. Commissione straordinaria della provincia di Roma durante il primo governo fascista. Nella commemorazione tenuta al Senato il 18 nov. 1924, il presidente Tommaso Tittoni diceva di lui, tra l’altro: «Mente aperta ai problemi della vita moderna, studioso profondo e appassionato delle condizioni dell’agricoltura e delle classi agricole in Italia e sovratutto nel suo amatissimo Lazio, sinceramente desideroso del bene delle classi umili, Alberto Cencelli come scrittore e sociologo, pur nella grande modestia che lo rendeva schivo di pubblicità e di autoincensamenti, lascia un’orma incancellabile».  A Fabrica gli è intitolata una via.

BIBL. – Mario Barsali in DBI, 23, pp. 505-506; http://no- tes9.senato.it/W3/senatoriditalia.NSF/26087f23dbdb01 dcc 125 6e62003a9414/; www.romacivica.net/aslrme/biblioteca.htm

[Scheda di Orietta Sartori – Ibimus]