Benedetto  – Vescovo (secc. X-XI).

Di lui si conoscono solo le opere fatte durante il suo vescovato di Tuscania, di cui era già a capo nell’apr. del 1048, quando figura tra i testimoni nella sentenza che decise in favore di Farfa una controversia tra questo monastero e quello dei SS. Cosma e Damiano di Roma per il possesso della cella di S. Maria del Mignone.

Assecondò l’opera riformatrice di Leone IX, intesa a risollevare il prestigio morale della Chiesa. Nel concilio del 1049, al quale presenziò, furono prese severe misure contro la simonia e il concubinato, le due piaghe che minacciavano allora il sacerdozio. In quella occasione furono deposti molti vescovi, tra i quali il vescovo di Sutri, e vennero inviati alcuni monaci nella Tuscia a sostenere la crociata contro i preti incontinenti. Tale disposizione portò, a Tuscania, all’istituzione di una canonica che imponeva ai chierici la vita in comune, come attesta un frammento di documento dell’Archivio della cattedrale di Viterbo, nel quale, inoltre, B. affida la chiesa di S. Maria (probabilmente la famosa S. Maria di Tuscania, mentre il Signorelli pensa si trattasse di S. Maria di Corneto, oggi Tarquinia) agli stessi chierici.

Il Signorelli ritiene che B. sia rimasto sulla cattedra di Tuscania almeno fino al 1051, anno in cui sarebbe intervenuto in un giudizio del marchese Bonifacio di Toscana a Corneto; tuttavia il documento addotto come prova accenna solo a un vescovo di Tuscania senza specificarne il nome, mentre sappiamo che nel 1050 in un sinodo romano il vescovo di Tuscania è Bonizone. Si deve quindi far risalire a questa data l’ultima attestazione di Benedetto.

BIBL. – Cappelletti, VI, p. 91; Signorelli, 1, pp. 96-97; Egidi 1908, pp. 84-86; Louis Jadin, Benoit, in DHGE, VIII, col. 265; DBI, 8, p. 309 (voce non firmata); Capitani 1966, p. 139.

[Scheda di Maria Cristina Romano Srsp]