Cesarini Carlo (Carlo Francesco) – Compositore (San Martino al Cimino, 1666 – post 1741).

Fu violinista e compositore attivo a Roma come virtuoso del Cardinal Benedetto Pamphili. Alberto Jesuè lo ha identificato con il «Carlo Cesarini da Urbino» ritratto da Pier Leone Ghezzi nel 1740 (BAV, cod. Ottob. lat. 3118, c. 158); poiché in altri documenti è detto «di San Martino», egli ha concluso che probabilmente era nato nella località di San Martino presso Sasso Corvaro in provincia di Urbino. Questa notizia è stata ripetuta nei repertori e dizionari successivi. Ma secondo altri documenti appare sicura la provenienza da San Martino al Cimino, presso Viterbo. Del tutto logico si rivela quindi il servizio presso casa Pamphili, che di San Martino al Cimino aveva la signoria feudale.

Nei documenti relativi alla sua attività musicale compare spesso come «Carlo del Violino». Già nell’estate 1688 C. scrisse una cantata su poesia del cardinal Benedetto per celebrare il battesimo in rito cattolico dell’erede al trono d’Inghilterra. Dal luglio 1690 figura nei ruoli della «famiglia» del cardinale come «gentiluomo»; nell’autunno dello stesso anno, quando Pamphili fu nominato cardinal legato di Bologna, lo seguì nel capoluogo emiliano, dove rimase per tre anni.

Accanto all’ininterrotto servizio per il cardinal Pamphili come maestro di cappella della sua «accademia musicale», servizio durato fino alla morte di quel patrono (1730), C. fu anche maestro di cappella del Gesù e del Seminario Romano (dal 1° sett. 1704 al 31 ag. 1741), nonché maestro di cappella di S. Antonio dei Portoghesi (dal giugno 1715 al dic. 1721 e forse ancora nei due anni successivi). Fu membro della Congregazione dei Musici di Santa Cecilia dal sett. 1706; di quel sodalizio fu «guardiano» dei maestri di cappella nel 1711.

Verso il 1690 sposò Teresa Pambianco figlia di Giovanni e di Alessandra Rotili; Teresa era nata a Civita Castellana nel 1660 o poco dopo; era dunque di qualche anno maggiore di C. e probabilmente gli portò una discreta dote giacché sua madre era di condizione signorile. Con lei C. abitò nell’«isola Valle» in parrocchia di S. Eustachio in una casa di proprietà del curiale Giuseppe Pilucchi. Ivi il 19 giugno 1703 morì Teresa; in quell’atto di morte C. è chiaramente detto «de S. Martino Viterbiensis [scil. dioecesis]».

Si risposò con Leandra di Filippo Canuti, già vedova di Giulio Cesare Fidi di Toffia; Leandra era probabilmente parente del violista Stefano. Con la seconda moglie visse dapprima in parrocchia di S. Marco (dal 1706 al 1708), poi in quella di S. Tommaso ai Cenci tra il 1711 e il 1725, infine in quella di S. Maria in Via Lata, cioé presso il cardinal Pamphili (1726-1731). Dalle seconde nozze nacquero quattro figli, dei quali sopravvissero al padre Teresa e Margherita, sposatesi rispettivamente nel 1729 e nel 1731. Dopo la morte del suo patrono scarse sono le notizie su C. Nel 1735 fece una donazione dei suoi beni in favore delle figlie: dal documento risulta benestante, proprietario di sei magazzini.

Sicuramente fece un viaggio a Napoli nel 1740; non documentata è la notizia di un suo viaggio a Londra. La conclusione del rapporto con il Seminario Romano, alla fine di ag. 1741, avvenne per sua propria iniziativa per ragioni di salute. Il 29 agosto sottoscrisse le proprie dimissioni al cospetto del prefetto della chiesa del Gesù Carlo Senepa, il quale scrisse nel documento espressioni di grande lode per le musiche composte lungo tanti anni da C. Il compositore si impegnò a lasciare tutte le sue musiche all’archivio della chiesa. Questo atto, compiuto quando aveva settantacinque anni di età, dovrebbe indicare il termine della sua vita attiva; due giorni dopo (2 sett. 1741) era ancora vivo. Probabilmente la perdita di tante sue composizioni si spiega, come ha supposto Jesuè, con le tormentate vicende dell’archivio del Gesù alla soppressione dell’ordine dei Gesuiti. Tra quelle superstiti, sono notevoli le cantate da camera, dalle eleganti linee melodiche. A San Martino al Cimino la famiglia Cesarini proseguì: un discendente di C. dovrebbe essere il cantore Francesco Cesarini, ivi nato nel 1855.

Composizioni. – La gran parte delle composizioni di C. (in particolare quelle oratoriali e teatrali) è perduta, ma se ne può ricostruire una serie (non esaustiva) in base a libretti o documenti d’archivio. Si rinvia all’elenco stabilito da Jesuè in DBI, indicando qui alcune aggiunte o modifiche ai dati ivi riportati e che riguardano l’ambiente viterbese: La gioventù ben consigliata, componimento per musica su poesia del conte Giulio Bussi, eseguito in S. Domenico a Viterbo il 24 apr. 1705, per una cerimonia di monacazione; Il martirio di s. Fermina vergine protettrice di CivitaVecchia, oratorio su poesia di Francesco Maria Gasparri eseguito a Civitavecchia il 28 apr. 1711; – Le composizioni superstiti sono dettagliatamente elencate da Lindgren in New Grove, cui si rinvia.

FONTI e BIBL. – AVR, Parr. di S. Eustachio, Morti, III, ad diem 9.6.1703. BAV, Diario Pamphili, cod. Vat. lat. 13302, c. 29. – Valesio, I, p. 487; Alaleona 1945, pp. 347, 360; Montalto 1955b, ad indicem-, Alberto Jesuè in DBI, 24, pp. 183-185 (con bibl. prec.); Id. in DEUMM. II, p. 181 ; Kirkendale 1971, pp. 273, 288; Piperno 1982, passim;  Marx 1983, passim; Franchi 1988, p. 604; Piperno 1995, ad indicem; Carosi 1997a, p. 71; Franchi 1997, ad indicem; Morelli 1997a, nn. 119, 183; Hans Joachim Marx in MGG, 4, coll. 604-606; Lowell Lindgren in New Grove, 5, pp. 391-392 (con altra bibl.); Rostirolla 2001, p. 281; Lorenzetti 2002, pp. 109, 121, 122, 124; Franchi 2002a, pp. 262, 270, 292-293; Franchi – Sartori 2007, pp. 234-235, 238, 260, 269-270.

[Scheda di Saverio Franchi – Ibimus; riduzione di Luciano Osbat-Cersal]