Veriano Luchetti  – Cantante lirico (Tuscania, 12 mar. 1939 – Roma, 23 apr. 2012)

Nato a Tuscania, iniziò a cantare da piccolo quando si chiudeva nel bagno per ascoltare meglio le vibrazioni della sua voce e soprattutto per sfuggire alla noiosa curiosità dei compagni che lo chiamavano “paperino” in quanto bassotto e cicciottello.

Suo padre Giustino, proprietario di un mulino a grano e di un frantoio, alla testa di una famiglia numerosa (moglie e cinque figli), fu il primo ad accorgersi del talento del piccolo V. tanto che lo affidò al maestro Amedeo Cerasa, anch’esso di Tuscania, amico di famiglia e direttore del Conservatorio di Pesaro.

Fu lui a consigliare di avviarlo allo studio della  musica, ma dopo alcuni tentennamenti venne iscritto all’Istituto Agrario di Bagnoregio. La passione per il canto, dirà V.,  ebbe però la meglio. Intorno a 17 anni cominciò a frequentare  la maestra Maria Vignoli, e successivamente, a Roma, la maestra Di Veroli.

Inizialmente la sua voce aveva un’impostazione baritonale, che poi si assestò su timbri tenorili. Il primo esame, dopo la parentesi militare a Caserta e a Roma, fu nel 1963 al concorso “Voci nuove” di Spoleto alle prese con il conte Floris nella “Fedora” di Giordano. La critica fu favorevole. La carriera di V. Luchetti era iniziata.

Ci furono poi negli anni Settanta i primi veri successi di pubblico. Inizialmente nella parte di Vasco de Gama nell’”Africana” di Meyerbeer diretta da Riccardo Muti e, soprattutto, nella “Messa di Requiem” di Verdi ad Orvieto nel 1977. E poi nel ruolo di protagonista delle principali opere: “Vespri Siciliani”, “Madama Butterfly”, “Tosca”, “Attila”, “Lucia di Lammermoor”, “Don Carlos”, “Simon Boccanegra”, “Nabucco” .

Mario del Monaco dirà “Finalmente ho riascoltato una voce di tenore”.  V. ebbe la fortuna di avere al suo fianco una moglie ideale, una trentina di Rovereto, il soprano Mietta Sighele (memorabile la sua  Butterfly a Tokyo nel 1965), da cui aveva avuto due figli Francesco e Laura.  La sua presenza ha compensato la timidezza e la riservatezza del marito con una guida concreta e risoluta.

Agli inizi degli anni Ottanta era al Covent Garden per la “Bohème” con Mirella Freni che si ammalò a ridosso del debutto. Il problema venne risolto proprio con Mietta Sighele che il marito mandò a chiamare dall’Italia. Nessuno la conosceva, né tanto meno si sapeva che fosse sua  moglie. Fu una sorpresa per tutti e un successo incredibile tra i  compassati spettatori inglesi.

Ed eccoci alla voce. Il suo acuto non è stato mai metallico, ma piuttosto caldo, proveniente direttamente dalle corde vocali. La sua maggiore prerogativa, almeno nei primi tempi, era il graduale passaggio di tonalità, privo di stacchi bruschi e repentini.

Il suo “do sopra le righe” è stato sempre deciso e chiaro e la dizione perfetta (cosa allora rara per i cantanti lirici) che denotava padronanza di voce. Durante la sua lunga carriera non ha mai ceduto a banali trionfalismi; il suo carattere riservato lo faceva un artista sui generis per un uomo di teatro, più incline alla lealtà che al facile esibizionismo.

Merito di una radice maremmana impastata di “rusticità gentile”, per dirla alla Bonaventura Tecchi, e di un’innata modestia. La coppia Sighele-Luchetti si dedicò anche  a scoprire e coltivare giovani talenti per la lirica.

Dal 1994 i due artisti si sono dedicati infatti all’organizzazione del concorso lirico “Riccardo Zandonai” a Riva del Garda.  “Fin dalla prima edizione organizzata insieme a mio marito – ebbe a dire Mietta Sighele direttore artistico del Festival – abbiamo trasmesso molta serietà e professionalità con l’intento di aiutare i ragazzi nel mondo non facile della lirica”. Luchetti morirà a Roma il 23 aprile nel 2012. Aveva 73 anni.

Bibl. – Grande enciclopedia della Musica lirica, Longanesi & C, Periodici, Vol. 3; http://www.giornaledellamusica.it/approfondimenti/?id=111039.

[Scheda di Vincenzo Ceniti – Viterbo]