Nanni Giovanni (Annio da Viterbo, Ihoannes Annius Viterbiensis), O.p. – Erudito (Viterbo, 1432 – Roma, 1502).

Originario di Viterbo, dove nacque nel 1432, nella sua carriera di domenicano ebbe nume­rosi interessi; fu teologo, astrologo, professore di grammatica latina, archeologo ed etruscologo, sto­riografo e infine ritenuto un falsario.

Intorno al 1448, ancora adolescente, fu condotto a S. Maria in Gradi a Viterbo presso l’Ordine dei Predicatori. Il 25 dic. 1464 era a Firenze al corso sulle Sententiae di Pietro Lombardo, corso necessario per chi voles­se conseguire la laurea in teologia. Il 29 dic. 1469 presiedette come magister il capitolo provinciale della Provincia Romana del suo Ordine. Lasciata Fi­renze nel 1471 si trasferì a Genova dove rimase fino al 1480, forse ospite del convento di S. Domenico. Qui egli proseguì gli studi teologici e astrologici in­sieme a quelli linguistici soprattutto grammaticali. Il 23 feb. 1491 la sua presenza è attestata a Viterbo presso il convento di S. Maria in Gradi dove in una riunione è chiamato «celeberrimus sanctae theologiae professor, magister Ioannes Nannii» (Arch. Not. Viterbo, 10.1.6., Tommaso di Andrea dei Veltrellini, f. 104r). Ancora il 5 feb. 1496 compare fra i frati del convento viterbese. Tale soggiorno fu tut­tavia interrotto da residenze romane; nel 1480 ave­va predicato in S. Pietro.

Di lui si ricordano soprat­tutto le opere di storiografia, tra cui quelle del pe­riodo viterbese a noi pervenute, Viterbiae historiae epitoma e Alexandrina lucubratio de origine Italiae, investono insieme a temi della storia locale, anche il tema delle origini e della propagazione delle civiltà in tutto l’Occidente. Di poco successive le Antiquitates, pubblicate a Roma nel 1498, costituite invece da una decina di testi narrativi di autori antichi (Se­nofonte, Sempronio, Fabio Pittore, Catone, Archiloco, Manetone egiziano) seguiti da una abbondan­te struttura testuale di carattere narrativo, costituita da un fittissimo e intricato commento. Esse si pro­pongono come una storia generale dell’umanità de­lineata a partire da remotissime età anteriori al dilu­vio universale, nella quale hanno un ruolo di gran­de importanza la città di Viterbo e la civiltà etrusca, che Annio collega direttamente a Noè, giunto più volte in Italia. La leggenda della venuta di Noè nel Lazio e della sua opera di fondazione di città è an­tichissima e si allinea a quella della venuta di Erco­le nell’area della Tuscia, già attestata in età classica per giungere ai cronisti viterbesi che ne fanno il fon­datore del Castrimi Herculis. Anche la leggenda del­l’origine viterbese dei Paleologi legata al nome di Viterbo come Vetus verbum deriva a N. dai cronisti.

Le Antiquitates vengono pubblicate in un periodo nel quale l’audacia dell’opera, incriminata qualche tempo prima, trova in papa Alessandro VI un soste­nitore, interessato ad astrologia, cabala e religione egiziana, tanto da trarne ispirazione per la decora­zione delle sue stanze. Nominato da Alessandro VI nel 1499 Magister Sacri Palatii, carica che veniva per tradizione affidata ai Domenicani, fu teologo della Curia l’anno dopo l’uscita dell’opera: tale be­nevolenza si deve far risalire a una vecchia cono­scenza con il papa Borgia, forse durante una delle visite di Rodrigo a Viterbo, o forse attraverso la pre­sentazione di Alessandro Farnese, verso il quale N. fu oltremodo ossequioso. Il 5 feb. 1491, infatti, aveva dedicato a Ranuccio Farnese il trattato De Viterbii viri seu factis illlustribus, nel quale faceva di­scendere la nobile gens Pharnesia da Osiride. Tale opera fu seguita dall’Alexandrina dedicata diretta­mente al cardinale.

Rimasto a Genova fino a quan­do non poté tornare a Viterbo per dissensi con l’Or­dine domenicano, qui acquisì rinomanza come teo­logo e astrologo. Considerato storiografo delle ori­gini etrusche e delle città dell’Italia centrale, fu ispi­ratore di due cicli di affreschi, uno a Roma, nell’ap­partamento Borgia in Vaticano, a opera del Pintu­ricchio, l’altro a Viterbo, nel palazzo dei Priori: nel­la sala del Consiglio (1556-1557) con ritratti dei mi­tici personaggi anniani e dello stesso Annio. Anche i successivi affreschi della Sala Regia (1588) attin­gono alla mitografia anniana (Noè e l’Etruria, la Tetrapoli Etruria, il Decreto di Desiderio, i Paleologi). Fu sepolto in S. Maria sopra Minerva, con un’iscri­zione che lo nomina «Nannio».

BIBL. – Moroni, XLI, p. 213; Weiss 1962, pp. 425-441; Tigerstedt 1964, pp. 293-310; Biondi 1972, pp. 49-67; Baffo­ni 1978, pp. 61-74; Baffioni – Mattiangeli 1981, pp. 13-251, 309-339; Bonucci Caporali 1981; Crahay 1983, pp. 241-267; Carosi 1988b; Fubini 1988, pp. 306-307; Doni Garfagnini 1990, pp. 643-712; De Caprio 1991, pp. 189-258; Jacks 1993; De Caprio – Ranieri 2000, pp. 77-103.

[Scheda di Maria Cristina Romano – Srsp]