Ambito di Piermatteo d’Amelia, 1491, Gesù benedicente, Tempera si tavola a fondo oro (76,5×55,5) [1].

Tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento la Confraternita dei Raccomandati di Orte commissiona diverse pere d’arte per la propria chiesa. Nel 1491 affida ad un pittore locale la realizzazione del Redentore benedicente, attribuito all’ambito di Piermatteo d’Amelia. Il dipinto sarà tradizionalmente utilizzato per la cerimonia della “inchinata”[2].

Don Delfo Gioacchini, suggerisce la corrispondenza del dipinto con quello indicato in uno strumento notarile del 1484, menzionato da Leoncini, in cui si ricorda “Donna Eugenia, moglie di Leonardo di Ranaldo et figlia di ser Francsco di Iaco lassa che si dipinga l’immagine del Salvatore alla Tribuna di San Giovanni”[3].

Lorenzo Principi descrive l’opera: “la tavola raffigura il redentore benedicente assiso al di sopra di una schiera di tre Serafini mentre mostra i segni della passione e regge con la mano sinistra il globo suddiviso nei continenti di Africa, Europa e Asia. Il Cristo indossa una tunica rossa con lumeggiature dorate decorata nella bordura superiore da una iscrizione in cui si ricava la data di realizzazione, ovvero il 1491, coperta sulla spalla sinistra da un mantello, originariamente blu con una fodera verde, che avvolge la figura all’altezza della vita e cade sopra la mano sinistra. Il fondo dorato inciso e punzonato intorno alla figura di Cristo, è decorato nell’aureola con un motivo alternato a perline e rosette e denuncia una committenza ancora indirizzata verso un gusto arcaizzante”[4].

“S. Ricci [2012] avanza per l’opera un riferimento certo a Piermatteo d’Amelia suggerendo confronti con prove pittoriche autografe del catalogo dell’amerino come la Pala dei Francescani di Terni (1483-1485: Museo d’arte moderna e contemporanea “Aurelio de Felice”) e il Sant’Antonio abate (1474-1475 del Museo archeologico e civico di Amelia)”[5].

“Il dipinto ricopre un ruolo importante nel panorama liturgico della comunità ortana: la sera del 14 agosto, vigilia della festa dell’Assunzione, collocato su di un portatorium, partecipa nella piazza della cattedrale al rito dell’“inchinata”[6] all’arrivo della processione che conduce per le vie della città la tavola della Madonna advocata  di Taddeo di Bartolo. La presenza del Redentore benedicente nella solennità di mezz’agosto è testimoniata nel XVI secolo da Leoncini[7] così come il trasporto processionale della Madonna advocata[8]. Forse in origine le funzioni delle due icone erano invertite, con in simulacro del Redentore che percorreva le vie della città, seguendo una liturgia che trova riscontro storico in vari altri centri della Tuscia come ad esempio Nepi e Civita Castellana.

[1] ICCD: 12/00250378, Cei: 3O20097

[2] A. Zuppante, E. Angelone, Le confraternite nella Diocesi di Orte, storia, archivi e committenze artistiche (Orte, Bassano in Teverina, Canepina, Chia, San Liberato, Soriano nel Cimino, Vasanello), Viterbo 2026.

[3] D. Gioacchini, Orte, le contrade e i borghi attraverso la “Fabbrica ortana”, 2001, p. 82.

[4] S. E. Anselmi, L. Principi, Il Museo d’Arte sacra di Orte, Orte 2013, p. 33

[5] Ivi, p. 34

[6] G. E. Solberg, 2001, p. 123, D. Gioacchini, 2001, p.19.

[7] ASCO, L. Leoncini, Fabbrica ortana, II, c. 244v.

[8] D. Gioacchini, A. Greco, Statuti della città di Orte, Orte 1981, pp. 216-218.

Bibliografia e Fonti: ASCO, L. Leoncini, Fabbrica ortana, II, c. 244v; SBAS AS, S. Melograni 1928, n. 6; R. Van Marle , The development of the italian scool of painting, 1923-1938, XV [1934], p. 302; I. Faldi in I. Faldi-L. Mortari (a cura di), La pittura viterbese dal XIV al XVI secolo, catalogo della mostra, Viterbo 1954, p. 73 cat 68; F. Zeri, La mostra della pittura viterbese, in “Bollettino d’Arte” XL, 1, 1955, p. 90; D. Gioacchini, Curiosità ortane, 1961, pp. 74, 75; L. Mortari, Museo diocesano di Orte, 1967, pp. 21-22, cat 9; I. Faldi, Pittori viterbesi di cinque secoli, 1970, pp. 35, 212, 213; R. Cannatà, Il Maestro di Castiglione in Teverina, in R. Cannatà-C. Strinati (a cura di), Il Quattrocento a Viterbo, catalogo della mostra, 1983, pp. 215, 218; A. Sbrilli, Il Maestro di Castiglione in Teverina in F. Zeri (a cura di), La pittura italiana. Il Quattrocento, 1987; G. E. Solberg, Taddeo di Bartolo: his life and work, PhD diss., 1991, II, p. 580-582; L. Mortari, Museo diocesano di Orte,  1994, pp. 26-27 cat 13; F. Santarelli in L. Russo-F. Santarelli, La media Valle del Tevere. Riva destra. Repertorio dei dipinti nel Quattrocento e Cinquecento, 1999, pp. 68-170 cat 115; E. Guidoni, Il “Redentore benedicente” di Orte. Una tavola firmata e datata (1941) da Michelangelo, in “Lazio ieri e oggi” XXXVI, 9, 2000, pp. 374-376; D. Gioacchini, Orte, le contrade e i borghi attraverso la “Fabbrica ortana”, 2001, p. 82; G. E. Solberg, The Madonna Avvocata Icona t Orte and geography, in A. Ladis-S. E. Zuraw (a cura di), Visions of Holiness. Art and Devotion in Renaissance Italy, Athens, 2001, p. 123; D. Gioacchini, Le confraternite nella comunità ortana tra impegno civile e culturale e vita religiosa, 2002, p. 19; S. Petrocchi, Da Lorenzo da Viterbo a Piermatteo d’Amelia: ipotesi intorno a Nicolas pictor alias Maestro del Trittico di Chia, in “Rivista dell’Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte”, XXVIII (ma 2010), 2005, pp. 181, 182, 184; S. Ricci, Un lascito, due iscrizioni, la fortuna del modello e il riuso del cartone: il Redentore di Orte restituito a Piermatteo d’Amelia, in G. de Simone-F. Marcelli ( cura di), Su Lorenzo da Viterbo e Piermatteo d’Amelia. Ricerche in Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, atti dei convegni Amelia, Spoleto, Vasanello, Castiglione in Teverina, 2012; S. E. Anselmi-L. Principi, Il Museo d’arte sacra di Orte, 2013, pp. 33-35.

[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]