Ambito di Cola da Orte, 1480-1490, Crocifissione con Maria e S. Giovanni evangelista e due committenti, affresco, cm. 266×163.

Si colloca nella feconda stagione di committenza della Confraternita dei Raccomandati di Orte un grande affresco della Crocifissione con Maria e S. Giovanni, recentemente restaurato, dove sono rappresentati anche i due ufficiali della confraternita. Il dipinto di autore ignoto è collocato in un salone al piano terreno dell’ex ospedale, probabilmente utilizzato dai confratelli per le assemblee.

L. Principi descrive così l’affresco “In un prato verde spunta la mascella di Adamo ai piedi della croce su cui scorre il sangue di Gesù che bagna la terra. Ad assistere al dramma del Salvatore, oltre ai donatori inginocchiati ed ormai in secondo pian, troviamo Maria, Giovanni evangelista, un angelo in preghiera e un altro che raccoglioe con il calice gli umori dalla ferita del costato”[1].

L’attribuzione dell’affresco a Cola da Orte, secondo L. Principi, deriva da uno studio di Fagliani Zeni Buchicchio del 1991 che scioglie l’iscrizione in “N[icolaus] pinsit” associandola dubitativamente a Cola da Orte o altrimenti a Cola Urbano di Giovanni da Spelto, attivo ad Orte nel 1507-1508. A riferire la Crocifissione senza esitazione a Cola da Orte è Gioacchini (2001) e poi Petrocchi (2005)[2].

La posizione dell’affresco nella sala riunioni del vecchio Ospedale della confraternita dei Raccomandati fa risalire a questa associazione la commissione dell’opera.

Bibl. D. Gioacchini, Curiosità ortane, 1961, pp. 74-75; F. T. Fagliari Zeni Buchicchio, La Madonna dei Raccomandati di Orte e i pittori Cola e Giovanni Antonio da Roma, in “Biblioteche e società”, X, 3-4 (1991), p. 20; F. Marcelli, Piermatteo d’Amelia e il liberalitas principis, in C. Fratini (a cura di), Piermatteo d’Amelia: pittura in Umbria meridionale fra ‘300 e ‘500, Todi 1997, p. 86, nota 163; F. Santarelli, in L. Russo, F. Santarelli, La Media Valle del Tevere. Riva destra. Repertorio dei dipinti del Quattrocento e Cinquecento, Roma 1999, p. 175 cat. 120; D. Gioacchini, Orte, le contrade e i borghi attraverso la “Fabbrica ortana”, Orte 2001, p. 218; Gioacchini, Le confraternite nella comunità ortana tra impegno civile e culturale e vita religiosa, III, ed ampliata, Orte 2002, p. 19; S. Petrocchi, Da Lorenzo da Viterbo e Piermatteo d’Amelia: ipotesi intorno a Nicolaus pictor alias il Maestro del Trittico di Chia, in “Rivista dell’Istituto nazionale d’archeologia e storia dell’Arte” XXVIII, 2005 (ma 2010),60, pp. 180, 181-182; S. Ricci, Un lascito, due iscrizioni, la fortuna del modello e il riuso del cartone: in Redentore di Orte restituito a Piermatteo d’Amelia, in G. De Simone, F. Marcelli (a cura di), Su Lorenzo da Viterbo e Piermatteo d’Amelia. Ricerche in Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, atti dei convegni, Amelia, Spoleto, Vasanello, Castiglione in Teverina 2010, Ghezzano (“Predella”, 2011, 4) 2012, pp. 172-173; S. E. Anselmi, L. Principi, Il Museo d’Arte Sacra di Orte, Orte, 2013, pp. 110-111.

[1] S.E. Anselmi – L. Principi, 2013, p. 110.

[2] Ibidem.

[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]