Maestro del Trittico di Chia, alias Cola da Orte, 1475-1480, Custodia di Sant’Egidio con storie della vita di Sant’Egidio e membri della confraternita dei Disciplinati oranti (recto), sant’Agostino e sant’Egidio (verso), Tempera su tavola (altezza: 223,5(sx esterna), 234,4 (sx interna), 234 (dx interna), 234,3 (dx esterna), Larghezza: 39/36,7 (sx esterna), 32,5 (sx interna), 33 (dx interna), 37 (dx esterna)).[1]

Alla Confraternita dei Disciplinati di S. Croce è anche legata la custodia lignea che racchiudeva la statua di sant’Egidio. Opera di Cola da Orte, è conservata nel Museo d’arte sacra di Orte e reca, in quattro sportelli, 11 episodi della vita del santo e l’immagine dei Disciplinati committenti.

L. Principi descrive le quattro tavole che recano sul recto undici episodi della vita di sant’Egidio: le scene, distribuite in gruppi di tre per ogni tavola, sono sormontate da cuspidi recanti, nei pannelli centrali, dei cherubini e, in quelli esterni, l’Annunciazione. L’ultimo scomparto in basso a destra mostra i committenti, ossia i membri della Confraternita dei Disciplinati, qui indicati “Compagnia de s[anct]o Egidio” in onore del loro patrono. Sul verso delle due tavole esterne figurano Sant’Agostino (sx) e Sant’Egidio (dx) rappresentati all’interno di un invaso architettonico con finte e specchiature marmoree. Grazie a delle cerniere, i cui segni sono ancora oggi visibili, le tavole verosimilmente formavano una custodia apribile per una statua di sant’Egidio[2].

Attribuito da Cavallaro (1998) al Maestro del Trittico di Chia.

In reazione alla committenza dei Disciplinati, è più volte documentato l’impegno di Cola da Orte nelle vicende artistiche della città e in quelle della vita confraternale in qualità di rettore e camerlengo dell’Ospedale di Sacta Croce, gestito dalla Compagnia dei Disciplinati[3].

Come si deduce dal manoscritto dell’erudito ortano Lando Leoncini, i pannelli provengono dalla chiesa di Sant’Agostino e costituiscono un complesso unico con il simulacro fino al 1594 quando, a seguito di alcuni cedimenti strutturali avvenuti nell’edificio, interviene con dei rifacimenti all’altare un pittore, forse Giorgio da Orte (A. Cavallaro 1998, p. 110). Le tempere, sebbene svincolate dalla vicenda conservativa della Imago lignea, rimangono in Sant’Agostino fino al 1902 e vengono in seguito trasportate in cattedrale nel 1907, dove sono conservate fino al 1967, anno del loro ingresso al costituendo Museo diocesano[4].

Dal web: Catalogo Cei OA

Dal web: Catalogo ICCD

 

[1] Cei 3O-20005

[2] S.E. Anselmi, L. Principi, Il Museo d’Arte Sacra di Orte, Orte 2013, p. 29.

[3] Ivi, p. 32.

[4] Ivi, p. 30.

[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]