Pietro Fiaschini e Lucangelo Cammilli, 1722, Sarcofago del Cristo Morto, Legno intagliato e dorato, inizio sec. XVII, cm 185x109x285.

“Macchina processionale affigurante il sepolcro ornata da elegante intaglio a racemi sui quattro lati e, sulla sommità, da due volute laterali e una doppia conchiglia, agli angoli 4 candelabri si ergono su fusti intagliati”[1].

I documenti del sec. XVIII ci restituiscono gli autori della Bara del Cristo Morto, cuore della processione del Venerdì Santo e orgoglio non soltanto della Confraternita dei Disciplinati di S. Croce, eseguita nel 1722 dall’intagliatore Vittorio Giocoboni su disegno di Girolamo da Mistretta, impegnati in quegli anni nella costruzione della nuova cattedrale di Orte.

Plasmata interamente in legno dorato e traforato, di vigoroso stile barocco, le sue notevoli proporzioni si armonizzano con i cinque ricchi candelabri e con la grande doppia conchiglia che accoglie il capo del Cristo.

Le eleganti volute del disegno ricordano molto quelle delle balaustre lignee dell’organo e delle balconate nella cattedrale. La bara è opera anche dei falegnami Pietro Fiaschini e Lucangelo Cammilli[2]. Padre Girolamo da Mistretta era un frate cappuccino siciliano, specialista in lavorar legnami[3].

Dal web: Catalogo ICCD

 

[1] Scheda ICCD, 12/00250486; cfr: A. Zuppante, La confraternita dei Disciplinati di S. Croce, in A. Zuppante, E. Angelone, Le confraternite nella Diocesi di Orte, storia, archivi e committenze artistiche (Orte, Bassano in Teverina, Canepina, Chia, San Liberato, Soriano nel Cimino, Vasanello), Viterbo 2026.

[2] Archivio Storico Diocesano di Orte, Confraternita di Santa Croce, Amministrazione, 8, 1692-1732, c. 150r; ASDO, Scritture diverse, 4, 1707-1730, cc. 52v, 170r, 456r

[3] D. Gioacchini,1996, pp. 35-36; Le Madonne vestite 2016, pp. 281-287.

[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]