Arte dei Calzolai di Viterbo
I membri dell’Arte dei Calzolai si adunavano nella chiesa di S. Maria Nuova sotto il pergolato del chiostro. In seguito si stabilirono in S. Silvestro, in un edificio donato per erigervi un ospedale che vi rimase attivo fino alla fine del 1400, dopo di che venne adibito a residenza sociale[1]. La residenza dell’Arte dei Calzolai è individuata accanto all’orto, sul lato sinistro della piazza. La presenza del sodalizio è testimoniata dagli strumenti di lavoro scolpiti nei portali rinascimentali d’ingresso.
Nel 1479 l’arte fa costruire l’Altare dell’Annunciazione nella chiesa di S. Matteo in Sonsa, che manterrà fino al 1622[2]. Per l’altare l’Arte commissiona, nel 1545, la decorazione della quale è rimasta oggi soltanto il rilievo centrale con l’Annunciazione. Nella chiesa si conservano le reliquie di s. Cataldo[3].
Tra le committenze dell’arte è un reliquiario in argento a forma di braccio (oggi al Museo Colle del Duomo) Sul reliquiario, già presente in Città nel XV secolo, si vede lo stemma dell’Arte inciso[4].
Notizie relative alla storia dell’Arte dei calzolai riferiscono che nel 1544 aveva per protettori i santi Pietro, Paolo e Protogenio e reggeva l’ospedale dei Pellegrini, già S. Tommaso.
Nel 1564 venne concessa all’arte la chiesa di S. Biagio che, in quell’anno fu soppressa ed unita alla parrocchia di S. Maria Nuova[5]. La sacra visita del 1573 realizzata dal vescovo Alfonso Binarino riporta notizie sull’arte, sulla chiesa nella quale si riuniva e sull’ospedale “Sancti Thome quod regitur ab arti calceolarius quod nidit esse totu dirutu et solo adagnatu…”. In tale occasione il vescovo ordina che detto ospedale sia restaurato entro un anno, e che i rettori dell’arte presentino, entro tre giorni, un inventario dettagliato di tutti i beni tanto mobili quanto stabili di detto ospedale[6].
Nel 1589 l’Arte fa dipingere e restaurare la cappella della Conversione nella chiesa di S. Maria in Gradi, perché caduta in rovina e in buona parte demolita[7]. Nel 1616 riceve la chiesa di S. Croce dei Mercanti (in Via Saffi) dove erge l’altare di S. Protogenio[8].
Nel XVII secolo l’associazione si pone sotto il patronato dei santi Crispino e Crispiniano, verso i quali sono devoti quanti esercitano il mestiere della subbia[9]. Nel 1622 viene ceduta all’Arte la cappella dei ss. Crispino e Crispiniano nella chiesa di S. Faustino e Giovita, dove appende l’immagine di s. Ansano[10]. Nella visita del 1827 non compare l’altare di S Ansano ma un Altare della Pietà con una immagine di Gesù morto involto nella Sindone, perciò dicesi della Pietà.
Nel 1630 la chiesa di S. Maria delle Rose viene abbandonata dall’Arte degli Osti e vi subentra una congregazione di calzolai che vi resterà fino al 1633[11] e, nel 1636, l’Arte del Calzolai ha il giuspatronato della cappella di S. Protogenio nella Cattedrale di S. Lorenzo[12].
La chiesa di S. Croce, in Via Saffi, viene ceduta dai Calzolai ai Gesuiti che si trasferiscono da San Silvestro in alcune case lì vicino, nell’area dove realizzeranno la nuova chiesa di S. Ignazio ed il loro collegio[13]. Nel 1733, i Calzolai ricevono la chiesa di S. Erasmo[14].
Le botteghe di quanti esercitavano questo mestiere si stendevano da piazza S. Stefano a piazza del comune e lungo la via che le congiungeva, detta “la calzoleria”.[15]
Nel 1793 tornano nella chiesa di S. Biagio, nella quale è presente un altare dei SS. Crispino e Crispiniano. In quella data sull’altare è un quadro raffigurante la Madonna tra i due santi suddetti, “di tela, antico, si ignora l’autore”[16]. Nel 1826 la corporazione si adunava ancora nella già nominata chiesa di S. Biagio. In tale chiesa venivano nominati gli ufficiali della congregazione del bossolo. A far parte di questa associazione erano chiamate le persone più anziane dell’arte dei calzolai. Tra queste, gli ufficiali, dovevano nominare coloro che ritenevano più adatti e capaci a mantenere l’ordine ed il buon andamento della congregazione.
L’inventario dei beni dell’arte, compilato dalla Repubblica Romana dietro l’ordine del presidente della provincia romana, conferma che l’arte si riuniva nella chiesa di S. Maria Nuova e la definisce arte dei Calzolai e Vaccinari. E’ probabile che le due associazioni si fossero unite[17].
[1] Giuseppe Signorelli. Viterbo nella storia della Chiesa. II, II, Viterbo 1940. p. 246
[2] M. Galeotti, L’illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, pp. 406, 563.
[3] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 287.
[5] Giuseppe Signorelli. Viterbo nella storia della Chiesa, II, II, Viterbo 1940, p. 246.
[6] Archivio diocesano di Viterbo, Visite pastorali, Visita Binarino Alfonso. 1573 – 1574. Vol. I. p. 183.
[7] M. Galeotti, Op. Cit., p. 141.
[8] Ivi, p. 733.
[9] Giuseppe Signorelli. Viterbo nella storia della Chiesa, II, II, Viterbo. 1940. p. 246.
[10] M. Galeotti, Op. cit., p. 292.
[11] Ivi, p. 349.
[12] Ivi, p. 579.
[13] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 213.
[14] M. Galeotti, Op. cit., p.637; cfr.: S. Valtieri, E. Bentivoglio, Op. cit., p. 261.
[15] M. Galeotti, Op. cit., p. 637.
[16] ADVt, Visite pastorali, Vis. Bedini 1872, III, c. 593v.
[17] G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, II, II, Viterbo 1940, p. 246.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]