Autore ignoto, sec. XVI, Deposizione del Cristo, affresco, cm. 300×180.
Nel 1659 viene ceduta all’Arte del Calzolai la cappella dei SS. Crispino e Crispiniano nella chiesa di S. Faustino, patroni di quanti esercitano il mestiere della subbia[1]. L’Arte appende alla cappella l’immagine di s. Ansano[2], tanto che ancora nel 1702 si nomina l’altare di sant’Ansano dei Calzolai.
Nella visita del 1827 non compare l’altare di S Ansano ma un Altare della Pietà con una immagine di Gesù morto involto nella Sindone, perciò dicesi della Pietà. “Vi sono delle figure d’intorno rappresentanti Maria SS.ma, Maria Maddalena, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, se ne ignora l’autore. Nel gradino vi è l’ovato con cornice dorata rappresentante S. Giuseppe Colasanzio [Vis. p. 1827, I, c. 707]
Nel dipinto il corpo del Cristo, adagiato su un lenzuolo bianco, è sorretto a sinistra da Giuseppe d’Arimatea che indossa una veste gialla ed ha il capo coperto da un cappuccio di un giallo più intenso e, a destra, da un personaggio di cui si intravede il volto; al centro la Madonna in abito rosso, velo bianco e ampio manto, è curva sul Figlio del quale sostiene un braccio. Sul fondo la Maddalena, in veste gialla e manto rosso, esprime la disperazione con un ampio gesto enfatico. L’affresco dipinto su una superficie lievemente concava è collocato in asse con gli intercolumni della vecchia navata. Subì diversi interventi per ripristinare tale allineamento alterato in seguito ai lavori di riassetto interno della chiesa intorno al 1760. Il 18 aprile 1768 il dipinto venne ‘tagliato’ di circa ‘3 palmi’ dalla parte dell’Altare di S. Giovanni ristabilendo così il perduto equilibrio visivo in rapporto alla struttura architettonica [A. Pampalone, SBAS …].
[1] Giuseppe Signorelli. Viterbo nella storia della Chiesa. Viterbo. 1940. p. 246.
[2] M. Galeotti, L’Illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 292.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]