Arte dei Vignaioli di Viterbo
Fu fondata nel 1488. Aveva il suo recapito in una bottega a capo del colonnato del palazzo comunale[1]; lì svolgeva le cose dell’arte, nella prima porta a destra verso Via Ascenzi, luogo che poi sarà destinato a residenza delle guardie e dei pompieri (1882)[2].
Dalla visita pastorale del card. Bedini del 1861 risulta unita all’arte degli ortolani nella chiesa di S. Vito martire e S. Silvesto papa, in Piazza del Gesù[3].
La chiesa, sita all’angolo tra Via San Vito e Via card. la Fontaine, è nominata fin dal 1194. Soggetta nel 1207 al Monastero di San Martino, parrocchia fino al 1558 quando viene soppressa e unita a quella di S. Maria Nuova, mentre i beni passano alla Cattedrale. Nel 1593 la chiesa minaccia già rovina e viene affittata al miglio offerente. Passa di mano in mano, adibita a magazzino (1608), bottega per la vendita del carbone (1920) e infine demolita nel 1956[4].
[1] G. Signorelli. Viterbo nella storia della Chiesa, II, I, Viterbo 1938, p. 249.
[2] M. Galeotti, L’illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 456.
[3] Cedido, serie Visite pastorali. Visita pastoale Bedini 1865. III. Vol. II. c..
[4] M. Galeotti, Op.cit., pp. 678-679.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]