Arte dei Barbieri di Viterbo
Si univa nella chiesa di S. Angelo in Spatha dove celebrava l’apparizione dell’arcangelo, “barone” dell’arte. Dallo statuto del 1487 si sa che altri patroni della corporazione erano i santi Cosma e Damiano, protettori dell’Arte dei medici e speziali, forse perché anche i barbieri esercitavano l’arte della flebotomia (salasso) ed avevano, anche loro, il desiderio di ascriversi fra i seguaci della medicina. Nel 1465 il rettore del Patrimonio di S. Pietro imponeva ai barbieri di non medicare né cavare sangue o denti senza prima averne ricevuto una speciale licenza. L’avvertimento fu vano, poiché essi continuarono, durante le pestilenze, a curare gli infermi[1].
Tra la Torre di Rolando Gatti e Via del Repuzzolo, si trovava l’Ospedale della Carità di Messere Guercio che, nel 1368, era stato unito a quello di S. Elena e S. Apollonia. Nel 1608 l’Arte dei Barbieri chiede l’uso dell’Ospedale in cui era una immagine della Madonna che fa i miracoli che fu trasportata nella chiesa di S. Rosa[2].
Sino al 1622 nella chiesa di S. Matteo in Sonsa era un altare maggiore con un quadro raffigurante san Matteo e altri santi, a destra era la cappella di S. Apollonia dove era conservato un quadro raffigurante la santa e altri santi, commissionato dall’Arte dei Barbieri[3]. La cappella, nel 1614, era di giuspatronato dell’Ospedale di S. Apollonia e poco dopo, nel 1657, di giuspatronato della famiglia Benedetti[4].
Vi era anche un quadro raffigurante la vocazione di san Matteo di Anton Angelo Bonifazi (1627-1699), oggi in vescovado, presumibilmente realizzato prima del 1668, anno di chiusura al culto della chiesa di S. Matteo. La chiesa aveva altre due cappelle: l’Annunciazione (dell’Arte del Calzolai) e la Natività[5].
[1] Giuseppe Signorelli. Viterbo nella storia della chiesa, II, II, Viterbo 1940. p. 247
[2] M. Galeotti, L’Illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 412.
[3] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 287.
[4] M. Galeotti, Op. cit., p. 406.
[5] Ibidem.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]