Arte dei Bifolchi di Viterbo

L’Arte dei Bifolchi, presente già nel XII secolo, si riuniva nella chiesa di S. Maria Nuova, nella quale non aveva la giurisdizione sulla cappella del SS.mo Salvatore, ma vi solennizzava le festività annuali. Sugli architravi della porta della casa parrocchiale si legge ripetutamente la scritta ars bubulcorum e nella chiesa è scolpito in più parti il ferro dell’aratro, mentre nelle pianelle del tetto son qua e là dipinti i buoi agiogati e il bifolco che li stimola con il pungolo[1].

Probabilmente nel 1460 il soffitto a capriate della chiesa di S. Maria Nuova fu eseguito da Paolo di Mattia e conserva, ancora oggi, i travi e le pianelle decorate a tempera, tra le quali ve ne era una raffigurante due buoi con aratro guidati dal Bifolco. Forse la pianella era stata posta a ricordare che nella chiesa aveva sede l’Arte dei Bifolchi[2].

Nel 1663 l’Arte istituisce la Cappella del SS. Salvatore e fa costruire l’altare demolendo l’abside di sinistra della chiesa[3]. Di questa cappella fu decisa la demolizione, rendendo così possibile il rifacimento dell’abside minore sinistra e il completo ripristino dell’antico tempio. La demolizione della cappella, nell’imposto della cui volta si alternavano stemmi del Comune e dell’Arte dei Bifolchi, ha rimesso in luce numerosi frammenti che con probabilità appartenevano ad un’edicola dove, nei primi anni dopo il rinvenimento, si custodì l’immagine del Salvatore[4].

Il libro delle memorie della chiesa, (cominciato dal 1556) ed una pergamena del 1469 conservata presso la biblioteca comunale Ardenti, nonché fonti successive, riportano la notizia che durante la processione del 14 agosto, dedicata al SS.mo Salvatore, i rappresentanti dell’arte dei bifolchi erano usi occupare le prime file del corteo, un privilegio ampiamente giustificato in quanto furono proprio dei bifolchi, nel 1283, a disseppellire la miracolosa immagine, mentre aravano il loro campo[5].

Al Museo civico è conservata la lastra in peperino, proveniente da un sito non identificato posto lungo la Strada Bagni, con epigrafe del \1602 entro una cornice a rilievo, che ricorda un possesso dell’Arte dei Bifolchi di Viterbo con la scritta D.O.M. / Ars bubulcorum / Viterbien / MDCII[6].

[1] A. Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Roma 1915-20, p. 193.

[2] M. Galeotti, L’illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 663.

[3] Ivi. p. 660

[4] A. Scriattoli, Op. cit., p. 193.

[5] Valentina Ceccotti, op. cit. p. 65.

[6] M. Galeotti, Op. cit., p. 78.