Arte dei Falegnami e Funari di Viterbo
L’Arte dei falegnami e Funari è affine ai segatori, bottai, tornitori e bastai, ai quali erano aggregati anche i pittori. Dallo statuto del 1465 si sa che si riunisce nel chiostro della chiesa di S. Angelo in Spatha, protettore dell’arte e festeggia i santi Claudiano, Nicostrato, Simplicio, Sinforiano e Castorio “maestri dell’arte del legname”. L’Arte dei falegnami ha anche una cappella di S. Caterina e dei santi Pietro e Paolo nella chiesa di S. Martino[1].
Nel 1494 inizia la costruzione di una nuova chiesa nell’ambito del castello di S. Lorenzo, che intitolava a S. Sebastiano e che poi prende il nome di S. Giuseppe. Nel 1507 la chiesa non era ancora coperta e fu necessario, nel 1511, imporre ai soci uno speciale contributo.
Ha il tetto a scheletro e sulle pareti pitture che le decorano. Di qualche pregio sembra (visibile ancora nel 1915) il quadro posto sull’altare maggiore: una tela cinquecentesca stesa su tavola con la Madonna in trono, s. Giovanni Battista e s. Giuseppe. Un altro mediocre quadro ricorda l’antico titolare s. Sebastiano. Sulla tazza dell’acquasantiera si scorgeva la scritta Maestro P. Bista fece da Cantalupo[2].
Nel 1525 da Guglielmo di Borgognona vi è scolpita una statua in legno.
La chiesa di S Giuseppe ha le fondamenta poco stabili così, per rinforzarla, vengono posti dei blocchi di pietra, in parte tolti dall’antico ponte vicino, e scoperti nell’ultimo intervento di abbassamento della via. Questo intervento si svolge dopo il 1619, anno in cui la strada fu rifatta con il contributo del comune. La visita pastorale del 1622 attesta che la chiesa è in cattivo stato e si sta restaurando; da allora prende il titolo di S. Giuseppe, dall’altare che vi è eretto[3].
Nella chiesa di S. Sebastiano si fabbricava la macchina di S. Rosa. “Fin dal tempo della disgrazia accaduta per la Macchina di S. Rosa (1801), che per conseguenza di tal fatto non se ne è più fatto il trasporto (…) nella chiesa sono conservati comunque tutti gli attrezzi della Macchia”. Nella chiesa era anche conservata la macchina del SS. Salvatore.
Ancora nel XX secolo dalla chiesa d S. Giuseppe si attesta provenire una pala d’altare raffigurante lo Sposalizio mistico di S. Caterina
[1] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 262.
[2] A. Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Roma 1915-20, p. 129.
[3] Giuseppe Signorelli. Viterbo nella storia della chiesa, II, II, Viterbo 1940. p. 247.
[4] M. Galeotti, L’Illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 556.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]