Arte dei Fornai e Vascellari di Viterbo

Col termine vascelle si indicavano anche i forni utilizzati per la tintura dei panni. Gli artigiani proprietari di tali vascelle lavoravano a stretto contatto con i produttori di panni di lana e lino. A Viterbo i Fornai e Vascellari stanziavano nella chiesa di S. Niccolò a Pianoscarano, che da essi prendeva il nome di “Chiesa delle Vascelle”. Nel 1468 i rettori dell’arte, si riunivano nella bottega ecclesiale di S. Maria delle Vascelle.

Lo statuto dell’arte del 1513 è andato perduto, ma per prescrizione dello statuto della città di Viterbo del 1469, si sa che tegole e vasi non potevano cuocersi in quella contrada. Mentre le misure tipo dell’arte si conservavano nella chiesa di S. Silvestro, in Piazza del Gesù.[1]

Nella chiesa di S. Maria della Peste si trova un pavimento di mattonelle figurate e smaltate, un raro esempio ampiamente conservato in sito. Nel pavimento risultano ancora leggibili alcuni nomi, presumibilmente collegati alla committenza e all’esecuzione del tempietto, come quello di Paolo Mazzatosta, di Martino “conciatore di grano” e dell’artista Paulus Nicolai[2]. Riguardo a Paolo Nicolai, alcuni gli attribuiscono gli affreschi, altri invece gli attribuiscono la pittura delle mattonelle, ritenendo possibile la sua paternità anche in quelle della Cappella Mazzatosta, che son però diverse nella composizione: esagone con tozzetto quadrato al centro, a formare degli ottagoni. Alcuni studiosi ritengono possibile che le mattonelle di S. Maia della Peste (confrontabili con quelle di San Sebastiano a Venezia e San Petronio a Bologna), siano state realizzate nelle boccalerie di Viterbo, dove la Corporazione dei vasai è attiva fin al 1667[3].

Nel 1643 l’Arte dei Fornai si obbliga ad officiare la cappella di S. Nicola nella chiesa di S. Pietro al Castagno, posta a sinistra dell’ingresso, subito dopo quella di s. Filippo del Mancini, col patto però che vi fosse stato ordinato un dipinto raffigurante s. Nicola e s. Onofrio. Nel 1705 viene restaurato il tetto[4].

[1] G. Signorelli. Viterbo nella storia della Chiesa, II, II, Viterbo 1940, p. 249.

[2] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 278.

[3] Ibidem, pp. 278, 280.

[4] M. Galeotti, L’illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 90.

[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]