Nel 1370 furono fondati gli statuti dell’Arte dei Mercanti, che saranno di nuovo corretti nel 1525. Nel 1425 un cittadino fiorentino ricevette la cittadinanza a Viterbo; era il capostipite della famiglia degli Ugoni. Dopo di lui altre famiglie fiorentine si stabilirono a Viterbo, e con loro anche numerosi mercanti provenienti da Siena; fra cui i Chigi, nella persona di Agostino di Nanni, ed i Boninsegni che tennero anche un banco molto accreditato[1].
Nel 1458, discutendo sulla località che occupava l’Arte dei mercanti si fecero i voti in consiglio affinché la “mercanzia” non si allontanasse di là. La loro sede era nella via di S. Biagio chiamata perciò “la merciaria” o “la mercanzia”[2]. Il quel luogo, ancora fino al 1462, erano fiorenti i fondachi tenuti in gran parte da fiorentini[3]. Il santo protettore dell’arte, a quell’epoca, era S. Matteo Apostolo ed evangelista ed aveva la propria residenza nella chiesa di S. Biagio, nella parrocchia di S. Maria Nuova[4].
Poco prima del 1510, data della sua morte, un mercante viterbese: Mariano di Battista Mariani, fa costruire la prima cappella presso la porta laterale della navata sinistra della chiesa di S. Maria Nuova; cappella detta di san Girolamo o dei Mariani. All’interno della nicchia è presente una grande pittura ad affresco con i santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo, in basso a sinistra il busto di un vecchio con tunica e berretto nero, probabile raffigurazione del committente. Venturi ha riconosciuto in questo affresco la mano del Pastura[5].
Nel 1525 i Mercanti avevano il giuspatronato della cappella dell’Annunziata nella chiesa di S. Lorenzo, dove si scorge tuttora lo stemma dell’arte[6].
Nel corso dell’età moderna l’Arte cresce e vi entrano a far parte anche i banchieri, i cambiavalute, ed i venditori di tappeti, nonché coloro che vendevano oro ed argento e coloro che costruivano scrigni[7]. A Mezzera sostiene che intorno al 1546 anche l’arte dei lanaioli si unì a duella dei mercanti[8].
Nella zona di san Biagio, già dalla fine del ‘400 erano presenti anche i fondachi degli ebrei che avevano una Sinagoga, confinati da papa Paolo IV nella zona di Valle Piatta, nel 1562 erano ritornati in San Biagio, il vescovo Gualterio, in quell’anno, sopprime la parrocchia di San Biagio, unisce la cura delle anime alla parrocchia di Santa Maria Nuova e affida la chiesa di San Biagio all’Arte dei Calzolai che la ricostruiranno nel 1593[9].
Nel 1681 i consoli ed il camerlengo dell’Arte dei Mercanti decidono di rimettere in piedi una nuova congregazione che rispettasse i soliti statuti e si provvedesse di una nuova chiesa; ne prende una sotto il titolo di S. Gregorio[10] (o S. Anna) già esistente nella Piazza S. Lorenzo e adiacente all’Ospedale dei convalescenti, poi Ospedale Grande degli Infermi[11].
Nel 1683 viene proposta da uno dei consoli dell’arte, la costruzione di una nuova e più dignitosa sede, visto che la chiesa di S. Gregorio era piccola ed angusta si propose di riportare la residenza nella chiesa di S. Biagio, sotto il titolo dello Spirito Santo che già apparteneva alla parrochia di S. Maria Nuova nella quale è presente la pala d’altare di Filippo Cavarozzi raffigurante la Pentecoste. La nuova chiesa entrò in possesso dell’arte il 9 agosto 1683 e l’arte vi fece il primo ingresso il 10 agosto, in occasione della festa di S. Lorenzo[12]. Nella chiesa di S. Biagio si adunava anche la Compagnia di S. Biagio; alla adunanza dell’Arte dei Mercanti del 1690, erano presenti i padri della chiesa di S. Maria in Poggio, i quali offrirono all’arte la chiesa di S. Matteo, a loro spettante, e più volte rivenuta dall’Arte degli Ortolani di Viterbo. In cambio i mercanti versavano alla chiesa una certa quantità di cera bianca, nel giorno della detta festa di S. Matteo Apostolo e si impegnavano a recitare una messa[13]. Nella chiesa erano presenti gli stemmi della Corporazione dei Mercanti (oggi scomparsi) e un quadro in tela dipinta raffigurante S. Matteo posto sull’altare maggiore.
[1] G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, II, I, p. …
[2] Papi, mercanti, umanisti e curiali nella Viterbo del Rinascimento, … Cfr.: G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, II, I, 1938, p. 245.
[3] G. Signorelli, Op. cit. II, I, p. …
[4] Archivio comunale di Viterbo, Serie Arti corporazioni e confraternite. Libro dei decreti della chiesa della università dei mercanti in S. Matteo. c. 1, cfr.: I Ciampi Cronache e statuti della città di Viterbo. Firenze Galileiana 1872. p. 85; G. Signorelli, Le chiese di Viterbo, Ms., pp. 31-32.
[5] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma, GB, 2012, p. 194.
[6] Ivi, p. 132.
[7] Cedido, Arti, corporazioni e confraternite. St. Mercanti. Art. 56. C. 27 r – 27 v.
[8] A. Mezzera. Lo statuto dell’arte della lana. 1511. in: “Biblioteca e società”. Anno VII 1986. p. 75 – 81.
[9] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Op. cit., p. 253.
[10] Cedido. Serie Arti corporazioni e confraternite, Libro dei decreti della chiesa della università dei mercanti in Matteo, c. 1.
[11] G. Signorelli, Le chiese di Viterbo, Ms. p. 1v.
[12] Cedido, Serie Arti corporazioni e confraternite, Libro dei decreti della chiesa della università dei mercanti in Matteo, c. 2.
[13] Cedido, Serie Arti corporazioni e confraternite, Libro dei decreti della chiesa della università dei mercanti in Matteo, c. 4r.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]
Arte dei Mercanti di Viterbo