Arte dei Molinari di Viterbo

La storia e le vicende dell’arte dei molinari sono poco conosciute, le poche notizie pervenuteci si riferiscono alla chiesa nella quale si riunivano che nel 1573 era quella parrocchiale del SS.mo Salvatore (oggi S. Carluccio) unita alla parrocchia di S. Maria Nuova “que regitur ab arte molindinariorus, et est concessa priori hospitalis Sancti Spiritus de Serberto et de Viterbio in recumpensas ecclesiae illus concisse monialibus Sancti Dominaci etiam de Viterbio…[1].

Già dalla fine del Quattrocento l’Arte aveva sede nella chiesa di S. Carluccio (già del SS. Salvatore) dove avevano una cappella dedicata ai santi Pietro e Paolo. I due santi, con i loro emblemi (le chiavi e la spada) sono raffigurati accanto alla Madonna con il Bambino in un affresco che si conserva sulla parete destra interna della chiesa oggi sconsacrata[2].

Nel 1521 l’Arte dei Mugnai incarica il pittore Valentino Pica della decorazione della Cappella del Crocifisso nella chiesa di S. Antonio in Valle da realizzare per 20 ducati in tre mesi[3]. L’ingresso alla chiesa, un tempo, era posto nella facciata che oggi da sull’orto, attualmente nella chiesa (destinata a ristorante) si accede dal lato della strada. La cappella del Crocifisso si trovava a sinistra della navata in quello spazio che oggi corrisponde ad una sorta di portico interno posto immediatamente dentro l’attuale ingresso al vano della navata della chiesa[4].

Nel 1612 la cappella di S. Antonio abate nella chiesa di S. Maria della Verità viene ceduta all’arte dei Mugnai. In una piccola insenatura della cappella si possono ammirare affreschi seicenteschi e la nicchia dove è raffigurata la Madonna tra san Giovanni Battista e sant’Antonio[5]. Negli affreschi settecenteschi ai lati, s. Antonio è rappresentato nello stipite a destra con la campanella e il fuoco, assieme a s. Giovanni, a sinistra. Sotto a s. Giovanni è raffigurato un cavallo con la mercanzia sulla sella e col padrone a piedi che lo incita a camminare.

 

[1] Cedido, serie Visite pastorali, Visita Binarino Alfonso. 1573 – 1574. Vol. I. p. 177.

[2] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 256.

[3] Ivi, p. 239.

[4] Ibidem.

[5] Ivi, p. 351.

[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]