Arte dei Tavernai, osti e albergatori di Viterbo
I membri dell’Arte dei tavernai, osti e albergatori erano quasi tutti forestieri e si adunavano nella chiesa di S. Stefano. Lo statuto del 1473 (riformato nel 1565) testimonia che gli iscritti erano per lo più toscani o di altre parti d’Italia e soltanto due viterbesi. In seguito si iscriveranno anche cittadini tedeschi. Festeggiano S. Tommaso di Canterbury nella chiesa di S. Pellegrino, nella contrada dove era collocato l’ospedale detto degli inglesi (volgarmente del Boccaletto) da loro amministrato. In questo ospedale venivano ricoverati pellegrini ultramontani ed era pervenuto all’Arte prima del 1456. Denominato “ospedale Ecclesie S. Pellegrini o Anglicorum o dell’inglesi”, appare più volte nel corso del XV secolo, come destinatario di lasciti pii[1].
Nel 1468 l’Arte si stabilisce nella chiesa di S. Tommaso e gestisce il vicino Ospedale del Boccaletto o di S. Tommaso di Canterbury[2]. Poco dopo, nel 1473, officia anche nella chiesa di S. Pellegrino per la quale, nel 1476, risulta un lascito per far dipingere una tavola da collocare sull’altare maggiore[3]. In questi anni l’arte ha un altro protettore in s. Brancaccio, venerato nella chiesa della SS.ma Trinità.
Nel 1517 assume il patronato della cappella di S. Felicita sita sulla parete sinistra della chiesa di S. Stefano, ricostruendola e assegnandole il titolo di S. Tommaso di Canterbury.[4] Nel 1592 gli viene concessa la chiesa di S, Maria delle Rose, costruita alla fine del Quattrocento intorno ad una cappella più antica[5].
[1] C. Pinzi. Gli ospizi medievali e l’Ospedal grande di Viterbo, Viterbo 1893, p. 109.
[2] M. Galeotti, L’Illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 623.
[3] M. Galeotti, Op. cit., p. 649.
[4] Giuseppe Signorelli. Viterbo nella storia della chiesa, II, II, Viterbo. 1940. p. 248.
[5] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 121.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]