Compagnia delle Donne del Pianto a Canepina
La Confraternita femminile delle Donne del Pianto di Canepina[1], ha un proprio oratorio annesso alla chiesa collegiata (documentato già nel 1571)[2], ed è aggregata alla Compagnia della chiesa del Pianto di Roma con bolla di papa Paolo V nel 1600[3]. Nel 1600 si dice eretta nella chiesa collegiata, sull’altare di S. Maria Assunta[4]. Il luogo di aggregazione è posto sopra la navata a cornu epistolae dell’Altare maggiore ed è composto da due stanze: una grande per fare l’orazione e disciplina, dove era collocato l’altare della Madonna del Pianto, l’altra più piccola dove ciascuna sorella riponeva la sua veste bianca e la disciplina[5]. Precise disposizioni per il funzionamento delle Buone Donne del Pianto sono state dettate nella visita pastorale del 1749[6].
Nel 1775 nella chiesa collegiata vengono fatti lavori di ristrutturazione che portano alla eliminazione dell’organo posto a cornu Evangeli e alla demolizione dell’oratorio a cornu epistolae occupato dalle Donne del Pianto, alle quali venne assegnata una sola stanza posta sopra la prima sacrestia. Senza uno spazio adeguato la pratica della disciplina va in disuso[7] e, nel 1788, la compagnia è ormai in piena decadenza[8].
Nel 1817, durante la missione a Canepina dei padri Passionisti, viene prospettato di aggregare l’oratorio del Pianto a quello dei Sette Dolori esistente nella collegiata[9]. L’unione viene subito realizzata e un sacerdote è incaricato di guidare le consorelle che continuarono a chiamarsi Donne del Pianto[10].
Nell’oratorio è un altare ligneo sul quale è posto il dipinto della Madonna Santissima dei Sette Dolori[11].
Probabilmente in seguito al rilancio del 1817 la confraternita commissiona un complesso statuario costituito da un crocifisso in cartapesta e dalla Vergine Addolorata: una pregevole “Madonna vestita” con il capo e le estremità di cartapesta. La statua del Cristo, ancora indicata come Crocifisso nella visita pastorale del 1915, è oggi utilizzata soltanto per la processione del Venerdì Santo con le braccia abbassate sui fianchi, portata su una lettiga e seguita dal simulacro della Madonna Addolorata[12].
La confraternita dell’Addolorata ha progressivamente cessato di operare, ma le sorelle del Pianto, ricordate come Pie Donne, hanno continuato per alcuni decenni a seguire la processione del Venerdì santo vestite di nero, con il capo coperto e i lunghi capelli sciolti davanti al volto[13].
La Confraternita è documentata ancora nel 1941 quando ha sede nell’antico oratorio attiguo alla chiesa collegiata di S. Maria Assunta.
Fonti archivistiche
Il Fondo della Confraternita del Pianto, conservato presso il centro di documentazione della Diocesi di Viterbo, è costituito da due serie che contengono rispettivamente 1 registro di Regole della Compagnia (1828), alcuni documenti sciolti riguardanti l’amministrazione della Confraternita (1742-1866) e un libro dei Sindacati (1811-1884).
[1] A. Zuppante, E. Angelone, Le confraternite nella Diocesi di Orte, storia, archivi e committenze artistiche (Orte, Bassano in Teverina, Canepina, Chia, San Liberato, Soriano nel Cimino, Vasanello), Viterbo 2026.
[2] G. Ciprini, Canepina: frammenti di storia, testimonianze di fede, Viterbo 1995, p. 24
[3] Cedido, Serie Visite pastorali, visita 1909, p. 800
[4] Cedido, Fondo della Confraternita del Pianto di Canepina, Regole della Compagnia, c. 1
[5] Ibidem.
[6] Archivio Storico Diocesano di Orte, Visitationes, 6, 1749-1751, cc. 136r-142v.
[7] Cedido, Fondo della Confraternita del Pianto di Canepina, Regole della Compagnia, cc. 4-5
[8] G. Ciprini, Canepina… cit., p. 24.
[9] Cedido, Fondo della Confraternita del Pianto di Canepina, Regole della Compagnia, c. 5.
[10] Cedido, Fondo della Confraternita del Pianto di Canepina, Regole della Compagnia, c. 6.
[11] G. Ciprini, Canepina… cit., p. 24.
[12] L. Petti, La Madonna Addolorata e la “Madonna di Maggio”, in Le Madonne Vestite: le vesti, i rituali, i culti, a cura di M. Arduini, Roma 2016, pp. 151-184.
[13] L. Petti, La Madonna Addolorata …, cit. p. 166.
[Scheda di A. Zuppante, E. Angelone – Cersal]