Ignoto viterbese, sec. XVII, Incoronazione della Vergine e cinque sante fra cui s. Lucia, s. Agata, s. Rosa, olio su tela, cm. 290×170.
Circa alla fine del XV secolo, l’Arte dei Fabbri fissa la propria residenza nella chiesa di S. Lucia del Castello. L’Arte si occuperà del restauro della chiesa[1].
Oltre l’altare maggiore sotto l’invocazione di S. Lucia. Nel 1573 viene eseguito il fronte dell’altare maggiore con l’immagine di S. Lucia. L’opera viene commissionata per 120 scudi al viterbese Pompeo Pazzichelli, figlio di Marcantonio, a imitazione della Cappella della Resurrezione di S. Maria della Quercia eseguita per Domenico Poggi[2].
Nel 1827 l’altare è descritto “collocato nel mezzo, sopra la gradinata con cornice di legno; in esso vi sono più figure, cioè nel mezzo quella di S. Lucia, sopra la di cui testa vedesi un angelo in atto di porle sopra una corona, alla sinistra le immagini di S. Rosa di Viterbo e di altra santa, alla destra le immagini di S. Agata e di altra Santa. In alto si vedono le Immagini del Padre eterno, e di Gesù Cristo in atto di coronare Maria SS.ma Assunta in Cielo con attorno cinque serafini”[3].
A questa descrizione sembra corrispondere la pala d’altare, oggi nella chiesa del Suffragio, indicato come Incoronazione della Vergine e cinque sante fra cui s. Lucia, s. Agata, s. Rosa. Nel dipinto (schedato nel 1979 nella chiesa del Suffragio), la Vergine è avvolta in un manto blu su veste rossa e volge le braccia verso Dio Padre seduto alla sua destra che, assieme al Cristo, le sta ponendo sul capo una corona. Tre coppie di angeli separano questa scena, che avviene in cielo tra le nubi, da quella sottostante in cui un putto angelico incorona s. Lucia drappeggiata in un ampio manto giallo, attorniata da quattro sante. La tela ha subito parziali ridipinture nella prima figura a sinistra e nella coppia di angeli sulla destra. Secondo S. Fucini il dipinto è un prodotto della cultura artistica minore dell’ambiente seicentesco viterbese[4].
[1] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 316.
[2] Ibidem; cfr: F. T. Fagliari Zeni Buchicchio, Note su alcuni cantieri edilizi della Tuscia del XVI secolo, in L’età di Michelangelo e la Tuscia, Atti del convegno, Viterbo, Betagamma 2007, pp. 52-70.
[3] Cedido, serie Visite pastorali, Visita pastorale 63, 1827, III, c. 687v.
[4] S. Fucini, 1979, Soprintendenza Beni Artistici e Storici di Roma, scheda n. 12/00094972.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]