Ambito locale, Madonna col Bambino e i santi Pietro e Paolo, affresco

La chiesa di S. Salvatore (oggi S. Carluccio) a Viterbo nel 1573 è concessa all’Arte dei Molinari, o Mugnai, che la frequentava già dal 1492 officiandovi nella cappella dei SS. Pietro e Paolo. L’Arte dei Molinari resta nella chiesa fino al 1622 quando viene concessa all’Arte dei Sarti che vi resta fino circa al 1882[1].

La storia e le vicende dell’Arte dei Molinari sono poco conosciute, le poche notizie pervenuteci si riferiscono alla chiesa nella quale si riunivano che nel 1573 era quella parrocchiale del SS.mo Salvatore (oggi S. Carluccio) unita alla chiesa di S. Maria Nuova “que regitur ab arte molindinarius, et est ut accint concissa priori hospitalis Sancti Spiritus de Serberto et de Viterbio in recumpensas ecclesiae illus concisse monialibus Sancti Dominaci etiam de Viterbio…[2].

Già dalla fine del Quattrocento l’Arte aveva sede nella chiesa di S. Carluccio (già del SS. Salvatore) dove avevano una cappella dedicata ai santi Pietro e Paolo. I due santi, con i loro emblemi (le chiavi e la spada) sono raffigurati accanto alla Madonna con il Bambino in un affresco che si conserva sulla parete destra interna della chiesa oggi sconsacrata[3].

 

[1] M. Galeotti, L’illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2000, p. 654.

[2] Cedido, serie Visite pastorali, Visita Binarino Alfonso. 1573 – 1574. Vol. I. p. 177.

[3] S. Valtieri, E. Bentivoglio, Viterbo nel Rinascimento, Roma 2012, p. 256.

[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]