Baij Maria Cecilia, o.s.b. (al secolo Cecilia Fe­licita Baij) – Serva di Dio (Montefiascone 4 genn. 1694 – ivi 6 genn. 1766).

Figlia di Carlo, di origi­ne milanese, falegname di professione, e di Cle­menza Antonini, originaria di una famiglia presti­giosa che aveva però perso i suoi beni, al fonte bat­tesimale suoi padrini furono monsignor Pietro Pro­caccini, Vicario generale della Diocesi e Protonotario apostolico, e Caterina Falisci de’ Secci. Il padre si era trasferito con la famiglia a Montefiascone nell’ott. 1687 per lavorare alla costruzione del se­minario, voluto dal vescovo della diocesi, il cardinal Marco Antonio Barbarigo. La famiglia rientrò a Viterbo nel 1696, ma il padre continuò a lavorare alle dipendenze del vescovo. Il 27 luglio 1698 il fratello Pietro fece ingresso in se­minario.

Cecilia frequentò la scuola di S. Carluc­cio, a Viterbo, fondata da santa Rosa Venerini che era un’amica d’infan­zia della madre. Il 19 maggio 1703 il Cardinal Barbarigo concesse al fratello Pietro una cappellania a Montefiascone e Cecilia e la madre si trasferirono al suo seguito; qui ella frequentò la scuola fondata da Lucia Filippini e il 25 sett. 1707 entrò per gli esercizi spirituali nel monastero di S. Chiara, dove il Barbarigo aveva fondato la Congregazione del Divino Amore. Studiò musica con don Giuseppe Antonelli, originario di Bagnoregio, maestro di cappella della cattedrale, che abi­tava presso la madrina di battesimo del fratello di Cecilia.

Contro il parere della madre, il 16 maggio 1711 entrò come educanda nel monastero della Vi­sitazione della Beata Vergine Maria di Viterbo, det­to «della Duchessa», appartenente all’Ordine ci­stercense. Cecilia non vi si trovò a suo agio, a causa della poca osservanza delle re­gole religiose, ed espresse dunque il desiderio di trasferirsi nel convento di Montefiascone, ma i suoi parenti erano sfavorevoli poiché lo ritenevano poco prestigioso.

Lasciò il monastero viterbese nel 1712 ed entrò nel mese di aprile in quello benedettino di S. Pietro a Montefiascone, con l’aiuto di padre Egi­dio Bazzarri che più avanti sarà anche suo confessore e direttore spirituale. Il 15 ag. 1713 ricevette l’abito dalle mani dell’abate Luca Corneli (1651-1720), padrino di battesimo del fratello Francesco, assumendo il nome di Maria Cecilia.

Alla B. sono attribuite visioni, fenomeni estatici, sofferen­ze fisiche, tentazioni diaboliche che la accompagnarono durante tutta la sua vita nel Monastero; particolarmente devota a Maria, al S. Cuore e alla Via Crucis, nel 1729-1730 Cecilia, su solleci­tazione di padre Guido Maria Guidi divenuto suo confessore,  scrisse la sua vita in sei libri, I colloqui,. Il 12 apr. 1731 iniziò la re­dazione della Vita interna di Gesù. Nel 1731 il ve­scovo della diocesi, monsignor Sebastiano Pompi­lio Bonaventura, allontanò padre Guidi come suo confessore. L’8 maggio 1732 entrò in contatto con Leonardo da Porto Maurizio, che si era recato nel convento per gli esercizi spirituali. Il successivo in­contro avvenne alla fine dell’ott. 1737, su solleci­tazione del Cardinal Aldovrandi, vescovo della dio­cesi ed estimatore di entrambi. Nel dic. 1734 morì la madre, e il 20 maggio 1735 il fratello Pietro, che abitava con l’altra sorella Costanza. Le venne at­tribuito come confessore il padre Alessandro Petralti con cui iniziò un fìtto rapporto epistolare; in seguito di­venne confessore ordinario del monastero il cano­nico Carlo Casti. Nel dic. 1735 Cecilia scrisse la Vita interiore di Gesù nella sua Passione e morte; nel 1736 in pochi mesi ultimò la Vita di san Giu­seppe in quattro volumi. Alla fine di dic. del 1738 morì padre Bazzarri e si interruppe così la loro fitta corri­spondenza; ne iniziò una nuova con il Cardinal Al­dovrandi. Nominata per la prima volta badessa del monastero il 10 luglio 1743, nello stesso anno divenne confessore ordinario del convento e suo direttore spirituale don Gaetano Boncompagni, ca­nonico decano della cattedrale, che si mostrò dub­bioso nei confronti delle sue visioni mistiche e pro­fezie, tanto da informarne il teologo padre Tomaso Sergio, membro della Congregazione dei Pii Ope­rai; nel 1747 la carica di confessore venne assunta da don Bernardino Mezi, ben disposto nei suoi confronti.

La B. fu rieletta badessa ancora nel 1749, nel 1752, nel 1756, nel 1759 e nel 1765 a testimonianza della considerazione acquisita tra le consorelle e da parte dell’autorità ecclesiastica. Ammalatasi nel 1765,  la sua ultima lettera al Boncompagni porta la data del 19 ottobre; successivamente le sue condizioni si aggravarono e morì il 6 gennaio 1766.

Oltre ai suoi scritti ormai per gran parte noti perché dati alle stampe o utilizzati dai suoi biografi, la B. ha lasciato un enorme carteggio oltre a poesie, preghiere e altri brevi scritti che  sono conservati presso il Monastero di S. Pietro a Montefiascone. Le sole lettere sono oltre 2000 e il Dipartimento di storia e culture del testo e del documento dell’Università della Tuscia, negli anni 2007-2010, ha provveduto a completare un progetto di catalogazione di tutto questo materiale inedito ed a riprodurlo in digitale.

Bibl. – Pio di s. Maria 1853; Bergamaschi 1921 ; Bergama­schi 1923; Marangoni 1930; Baij 1961-63; Zoffoli 1963-68, II, pp. 56-64; Valli 1994; Valli 2004.

[Scheda di Barbara Scanzani – Ibimus; revisione di Luciano Osbat-Cersal