Caprini PacificoPatriota (Viterbo, 9 genn. 1820 – Viterbo, 27 febb. 1904)

Esponente di una famiglia importante del patriziato viterbese che, nel periodo napoleonico, si era esposta a favore dei francesi, nel marzo 1848 insieme con il fratello Francesco (1821-49)  si arruolò (con molti altri giovani viterbesi) nel corpo dei volontari che al comando del generale Giovanni Durando si batté contro gli austriaci e fu poi alla difesa di Treviso e di Vicenza. Nel 1849 fu attivo nella Repubblica romana e nei combattimenti di quell’anno, per ordine di Garibaldi, per ostacolare il movimento delle truppe francesi, fece saltare in parte il Ponte Milvio e poco dopo vide morire il fratello nella difesa dei bastioni a Porta S. Pancrazio. Ritornato a Viterbo e sposatosi prima con la bolognese Elena Tacconi e poi, rimasto vedovo, con la nobile genovese Giuseppina Massone, si impegnò nella organizzazione dei movimenti patriottici antipapali. Fu arrestato, carcerato, sottoposto poi a stretto controllo ma questo non gli impedì di continuare nella sua azione a favore del Regno d’Italia e, dopo il 1860, prima da Bologna e poi da Orvieto, di lavorare attivamente perché prevalesse il progetto del governo Farini-Minghetti favorevole alle trattative con la Francia al fine di allontanare la protezione dell’esercito francese dallo Stato pontificio, come si esprimeva un suo scritto di quegli anni (Sulla questione romana. Poche libere osservazioni, Torino 1863). Il C. fece ritorno definitivamente a Viterbo solo dopo il 1870 e, salvo una breve apparizione sulla scena politica come sindaco di Celleno negli anni 1871-1873, visse appartato e morì nel 1904.

BIBL. Voce “Caprini Pacifico” di B. Di Porto, in DBI,  vol. XIX, pp.  205-207; G. Signorelli, Viterbo dal 1789 al 1870, Viterbo 1914, passim; B. Di Porto, Il primo ventennio di Viterbo italiana, in “Annali della libera università della Tuscia”, vol. IV (1972-1973), pp. 73-161; Angeli, 2003, pp. 108-109 (sulla famiglia Caprini pp. 106-109, 641-643 con bibl. e rif. Alle fonti d’archivio)

[Scheda di M. Giuseppina Cerri – Isri; revisione di Luciano Osbat – Cersal]