Tempesta (Tempesti), Antonio – Pittore (Firenze, 1555 – Roma, 5 ago. 1630).

Svolse il suo apprendistato artistico presso Giovanni Stradano, nel cantiere mediceo di Palazzo Vecchio, e presso Santi di Tito. La sua stessa formazione fu caratterizzata, quindi, dalla vicinanza al gusto fiammingo, aspetto che si accentuò nel lungo soggiorno romano a partire dagli anni Settanta del sec. XVI. Anche la partecipazione alla bottega di Santi di Tito gli trasmise, insieme alla cultura del «primato del disegno» di vasariana memoria, l’esigenza di una presa diretta sulla realtà, di matrice nordica.

L’artista giunse a Roma non ancora ventenne, durante gli anni di preparazione al giubileo del 1575, collaborando alla realizzazione di importanti cicli vaticani sotto il pontificato di Gregorio XIII; fu nel cantiere delle Carte Geografiche, realizzò le figure della Fama e dell’Onore nella Sala Vecchia degli Sviz­zeri e soprattutto diede prova della sua capacità descrittiva nelle Storie della traslazione del corpo di san Gregorio Nazianzeno nella Terza Loggia del Palazzo Vaticano. In quest’ultima opera fu affiancato da Matteo Brill, che realizzò i paesaggi urbani degli affreschi, inaugurando un fervido connubio, destinato a durare molto tempo.

Negli stessi anni (presumibilmente entro il 1578) completò il primo grande ciclo commissionatogli come artista autonomo, le Stanze della Caccia e della Pesca nel pianterreno della palazzina Gambara di Villa Lante a Bagnaia, dove diede prova di aver assimilato in maniera autonoma il linguaggio fiammingo, sia di Stradano che dei Brill, rielaborandolo con grande maestria. Sempre nella Tuscia, al fianco di Paolo Brill, tra la fine dell’ottavo e gli inizi del nono decennio, T. fu attivo anche a palazzo Farnese a Caprarola, dove non è agevole distinguere gli interventi dei due pittori nei paesaggi dello scalone elicoidale. Ritornato a Roma, l’artista iniziò a ricevere commissioni importanti in chiese come S. Stefano Rotondo (cappella dei Ss. Primo e Feliciano), palazzo Santacroce, palazzo Giustiniani, segnalandosi soprattutto per l’affresco con le Cavalcate del papa e del «Gran Turco», oggi perduto, nel palazzo di Scipione Borghese (l’odierno palazzo Pallavicini). Lavorò inoltre nella chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini (cappella di S. Antonio abate), nel Battistero Lateranense (cappella di S. Giovanni Evangelista). A questa pur intensa attività di pittore, T. affiancò un’ancora più fitta produzione inci­soria, dedicata soprattutto al genere delle cacce e delle battaglie, che conobbe un’enorme diffusione in tutto l’ambiente romano (e non solo) dei primi decenni del Seicento e che divenne presto una sorta di prontuario iconografico per la pittura di genere, sia di piccolo che di grande formato. La formazione fiorentina lo portò a frequentare anche la pittura su pietre dure, con risultati di grande pregevolezza, come testimonia, ad esempio, la Sommersione del faraone, della Galleria Doria Pamphili di Roma, dipinta su alabastro.

Restano da chiarire con maggiore precisione le personalità dei suoi collaboratori romani degli inizi del Seicento. Fu membro dell’Accademia di San Luca. Alla sua morte venne sepolto nella chiesa di S. Rocco.

BIBL. – Bentz 1999; Bona Castelletti 1999; Leuschner 1999a; Leuschner 1999b; Unglaub 2000; Cappelletti 2001, p. 187; Bonelli 2006.

[Scheda di Massimo Giuseppe Bonelli – Ansl]