Zolla Giacomo Edmondo  – Artigiano, Partigiano (Soriano nel Cimino, 5 sett. 1924 – 24 ott. 2010)

Il padre, un artigiano socialista, gli aveva dato il nome di Matteotti e di uno zio minatore emigrato, da poco caduto sul lavoro. L’incontro con la cospirazione avviene praticamente nell’infanzia. Ad incuriosirlo sono soprattutto alcune celebri figure di confinati a Soriano. Uno era Nicola Bombacci, dirigente Pcd’i poi passato al fascismo, un altro era Gregorio Agnini, tra i primi cinque socialisti eletti alla Camera dei deputati, che aveva partecipato ai Fasci siciliani.

Sempre nell’infanzia si reca da apprendista presso l’officina meccanica di Settimio David, maestro della Banda musicale del paese, comunista con una lunga carriera di militante: era stato tra i fondatori del locale Circolo socialista “Giordano Bruno”. Proprio in quest’officina Z. trova tra gli scaffali L’Almanacco socialista del 1918: gli si apre letteralmente un mondo ed entra i contatto con suoi coetanei con cui scambia letture ritenute compromettenti. La cerchia di giovani antifascisti si allarga durante la Seconda guerra mondiale.

Alla notizia della deposizione di Mussolini, il 25 luglio 1943, Z. e compagni festeggiano alzando un po’ il gomito e, intonando Bandiera rossa, si recano presso la locale batteria contraerea, chiedendo ai militi di togliersi i fasci littori dalle mostrine. Questi puntano loro il fucile e ne segue un parapiglia che non degenera grazie all’energico intervento di alcune donne.

L’8 settembre 1943 coglie Z. sotto le armi, a Cuneo. I tedeschi caricano i soldati italiani sui vagoni bestiame per deportarli in Germania. Alla stazione di Torino, i soldati gettano dai vagoni le placche alla Croce rossa per farle recapitare ai familiari; Z., che non ne dispone, scrive “Sono prigioniero dei tedeschi” su un foglietto che la Croce rossa riesce a far giungere ai genitori. Le condizioni del viaggio si presentano subito disumane: in molti temono di perdere la vita. Così, non appena il treno rallenta, i deportati si buttano. Z. si rifugia presso dei contadini nel Piacentino e, non appena riesce, torna a Soriano. Qui partecipa alla fondazione della banda “Domenico David-Calogero Diana”, che, in collegamento con il raggruppamento Monte Soratte, compie atti di sabotaggio, azioni armate, protezione di prigionieri alleati e diffusione della stampa clandestina di tutti gli orientamenti.

Z., il 9 maggio 1944, è arrestato come renitente e rinchiuso nel carcere di S. Maria in Gradi di Viterbo, dove è testimone dei terribili bombardamenti alleati del 27 maggio. Per il Viterbese il passaggio del Fronte – inizi giugno del 1944 – sarà caratterizzato dagli eccidi e dalle stragi per mano nazifascista e dai bombardamenti alleati. Il 5 giungo a Soriano vi saranno più di duecento morti sotto le bombe.

Con l’arrivo degli Alleati, Z., entrato nel Pci, s’impegna nella ricostruzione ed è eletto Segretario del locale Fronte della gioventù, l’organismo fondato da Eugenio Curiel per raccogliere i giovani delle forze Cln. Nel 1951, poi, entrerà nel Consiglio provinciale per il Pci; sarà anche Consigliere comunale a Soriano.

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta, Z. è testimone di un fatto alquanto singolare: la scissione filo-jugoslava avvenuta in seno alla Sezione Pci di Soriano nel Cimino, destinata ad avere rilievo nazionale.

Verso la metà degli anni Sessanta, l’autodidatta Z., titolare della tipografia La Commerciale, comincia a lavorare su un progetto di respiro storiografico circa i comunisti di Soriano. Con gli anni Ottanta, Z.  inizia a scrivere anche interventi attraverso lettere inviate alla stampa locale, per difendere il patrimonio della Resistenza, sempre più sotto attacco  Nel 2002 pubblica in proprio Quei vent’anni dell’Era Fascista, una sorta di integrazione del precedente lavoro fatta di fotocopie rilegate, metodo utilizzato anche per altre uscite, come Soriano nel Cimino durante l’occupazione tedesca, Settembre 1943 – giungo 1944.

BIBL. – G.E. Zolla, 30 anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano nel Cimino, 1936-1966, Soriano nel Cimino 1972; Id.,  Ricostruzione “parziale” della resistenza viterbese, “Quaderni viterbesi”, I, 1980, 5, p. 3.

[Scheda di Silvio Antonini – Viterbo]