Maestro del Trittico di Chia alias Cola da Orte, 1470-1475 ca, Salvatore benedicente e Annunciazione (Recto), San Giovenale e Santa Caterina (Verso), Tempera su tavola, cm 116×50 (scomparto centrale), 115,2×27 (scomparto sinistro), 115×28,2 (scomparto destro).
Il cosiddetto Trittico di Chia[1]è un tabernacolo a sportelli cuspidati, riporta, nel recto, sul libro aperto del Salvatore, l’iscrizione “Ego sum/lux mundi/et via via/verita vita/qui credit/in me no[n]/ambulat in teneb[r]is”, nel verso “.s[ancto].ioven[a]le”, “s.[anct]e.k[a]terina.”, “salvator [co]mmunitatis.chie”.
L. Principi descrive il tabernacolo che “presenta nello scomparto centrale il salvatore benedicente cinto da una schiera di cherubini mentre regge con la mano sinistra il libro che reca citazioni tratte dal Vangelo di Giovanni. Nel recto dei pannelli laterali sono presenti la Vergine Annunziata (sinistra) e l’angelo annunziante (destra). A Tabernacolo serrato il complesso nel verso delle tavole mostra a sinistra San Giovenale e a destra Santa Caterina d’Alessandria”[2].
Attribuito da Italo Faldi (1970) ad uno dei più vicini collaboratori di Lorenzo da Viterbo nella Cappella Mazzatosta che, lo stesso Faldi, chiama Maestro del trittico di Chia[3].
L. Principi ci informa che “prima di giungere al Museo diocesano di Orte nel 1980, come si apprende anche dalla visita pastorale di monsignor Angelo Gozadini del 1630, il trittico era conservato nella chiesa di Santa Maria a Chia: da qui fu trasferito per ordine dello stesso vescovo nella nuova chiesa di S. Maria delle Grazie[4]“. È stato sottoposto ad un intervento di restauro intorno al 1967 (L. Mortari 1967, p. 26, cat. 13).
Dal web: Catalogo Cei
[1] Ministero per i beni culturali e ambientali. Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Soprintendenza per i beni artistici e storici – Roma, 12/00250379; Conferenza Episcopale Italiana, 3O-20009, 3O-20010, 3O-20011.
[2] S. E. Anselmi, L. Principi, Il Museo d’Arte Sacra di Orte, Orte 2013, p. 27
[3] S. E. Anselmi, L. Principi, op. cit., p. 37
[4] A.V. Goletti, G. Serrone, San Giovenale e il castello di Chia, Città del Vaticano 1996, pp. 76-77, 152, 163-168; cfr.: S. E. Anselmi, L. Principi, op. cit., pp. 27-28.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]