Cesare Nebbia, post 1575, Sant’Andrea Apostolo, olio su tela, cm. 229×134.
Il Sant’Andrea[1] è l’ultima opera d’arte dovuta alla committenza della confraternita dei Raccomandati, attribuita a Cesare Nebbia, eseguita all’epoca del trasferimento dei Raccomandati e collocata nell’altare di Sant’Andrea della nuova chiesa costruita dalla Confraternita dei Muratori. Lo stemma del Comune di Orte dipinto insieme al cartiglio con il nome dell’ospedale dei Raccomandati rende visiva la dipendenza, in quell’epoca, di quest’ultimo dal primo[2].
Secondo S. E. Anselmi ed A. Zuppante “la tela di originario formato rettangolare presenta, verosimilmente a seguito di un intervento ottocentesco che ne ha decurtato le parti laterali superiori, un formato irregolare centinato al centro e sezioni apicali ad angolo retto. Il soggetto dipinto è un monumentale Sant’Andrea Apostolo panneggiato all’antica, con la croce martiriale sorretta dal braccio destro, e due pesci sostenuti dalla mano sinistra, ad attestarne l’originaria attività di pescatore nonché il passo evangelico della chiamata rivolta da Cristo agli apostoli per diventare ‘pescatori di uomini’. Sullo sfondo delimitato dalla linea ribassata dell’orizzonte, la scena di massa in prossimità di un edificio allude alla predicazione del santo e alle coeve persecuzioni contro i cristiani”[3].
I due autori affermano come “le analogie ravvisate dalla critica tra questo dipinto e il Compianto sul Cristo morto (1575) della chiesa di S. Maria della Trinità a Viterbo, sono state all’origine dell’attribuzione della tela ortana a Cesare Nebbia[4].
[1] ICCD: 250446, CEI: 3N0276
[2] A. Zuppante, E. Angelone, Le confraternite nella Diocesi di Orte, storia, archivi e committenze artistiche (Orte, Bassano in Teverina, Canepina, Chia, San Liberato, Soriano nel Cimino, Vasanello), Viterbo 2026, p. …
[3] S. E. Anselmi, L. Principi, Il Museo d’Arte sacra di Orte, Orte 2013, p. 73.
[4] Ibidem.
Bibl. C. Strinati (a cura di), Quadri romani tra ‘500 e ‘600: opere restaurate e da restaurare. Mostra storica e didattica, Catalogo della mostra, Roma 1979, pp. 51-52; A. Lo Bianco, La pittura del Cinquecento a Roma e nel Lazio. IV. Dalla Maniera alla Natura. In rinnovamento di fine secolo, in G. Briganti, 2 voll. Milano, II, 1988, p 460; A. Zuccari, La Biblioteca vaticana e i pittori sistini, in M. L. Madonna (a cura di), Roma di Sisto V. Le arti e la cultura. Catalogo della mostra, Roma 1993, pp. 59-76; L. Russo, in L. Russo, F. Santarelli, La Media Valle del Tevere. Riva destra. Repertorio dei dipinti del Quattrocento e Cinquecento, Roma 1999, p 191, cat. 130; A. Zuccari, Cesare Nebbia tra Orvieto, Roma e Viterbo, in L. P. Bonelli, M. G. Bonelli (a cura di), L’età di Michelangelo e la Tuscia, atti del Convegno Bagnaia 2006, Viterbo 2007, pp. 71-86; A. Marziali, in A. Ciccarelli (a cura di), Arte e territorio. Interventi di restauro, 4, Terni 2009, p. 187; A. Santolini, in A Ciccarelli (a cura di), Arte e territorio. Interventi di restauro, 4, Terni 2009, pp. 182-185, cat. 14; S. E. Anselmi, L. Principi, Il Museo d’Arte Sacra di Orte, Orte 2013, pp. 73-74.
[Scheda di Elisa Angelone – Cersal]