Salvatori, Filippo – Magistrato, Patriota (Caprarola, 6 apr. 1829 – Tenuta di San Vito, 16 dic. 1904).

Nacque da  Bartolomeo e Spaziani Costanza in una famiglia di possidenti. Nel 1867 si sposò con la nobile Francesca Cingolani. In un documento redatto nel Comune di Caprarola il 29 aprile 1849 risulta la sua adesione alla Repubblica Romana insieme ad altri cittadini di Caprarola. Della sua vita familiare e professionale si conosce pochissimo: probabilmente si laureò in legge e fece l’avvocato, poi fu Pretore a Jesi e a Viterbo. Più numerose le notizie relative alla sua partecipazione alla storia del decennio conclusivo dello Stato pontificio fino all’adesione allo Stato sabaudo.

Il 12 gennaio del 1860, in un dispaccio del Comando di compagnia della gendarmeria viterbese inviato al Delegato apostolico, egli viene segnalato come “uno dei capi del movimento rivoluzionario” provinciale e, in quanto tale, invitato a desistere dall’autorità municipale. A giugno dello stesso anno, con un altro dispaccio, venne segnalato “che da qualche mese disparve”: era uscito dai confini dello Stato pontificio per recarsi in Umbria ed entrare a far parte delle formazioni garibaldine del Colonnello Luigi Masi.

Il 21 settembre del 1860, a seguito dell’entrata a Viterbo di una colonna di volontari denominata Cacciatori del Tevere e guidata dal Masi, entrò a far parte della Commissione Municipale Provvisoria per il Governo della Provincia che durò in carica fino all’11 ottobre dello stesso anno. Allorché i francesi rientrarono a Viterbo, attuarono una spietata repressione contro i patrioti e redassero liste di persone sospettate di essere “caldi fautori del partito rivoluzionario”, nelle quali certamente venne inserito anche lui dato che era già segnalato sin dal gennaio del 1860.

Prese parte alla “Campagna del 1867”, detta anche  la “Campagna risorgimentale dell’Agro Romano per la liberazione di Roma, voluta da Giuseppe Garibaldi.  Il 29 settembre del 1867, insieme al viterbese conte Pagliacci, al toscano Gagliani e al milanese Luigi Fontana, si trovava al comando di duecentocinquanta combattenti che da Orvieto, già occupata dai garibaldini, irruppero ad Acquapendente. Nello stesso giorno, in un dispaccio del tenente Mattia Manetti della Gendarmeria di Ronciglione, venne segnalato a capo di “una banda di garibaldini” che aveva passato il confine a Civitella Conti di Teverina per poi giungere a Bomarzo e proseguire per Soriano nel Cimino. La campagna si concluse il 3 novembre a Mentana, teatro della omonima battaglia, dove i volontari garibaldini provenienti da 216 comuni italiani e da nazioni come l’Ungheria e la Russia, furono sconfitti dai pontifici e dai francesi accorsi in difesa di Pio IX.  Dal Direttore dell’archivio storico del “Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma” con sede in Mentana (Rm) si apprende “Salvatori Filippo, da Caprarola, Pretore di Iesi” risulta nell’elenco dei prigionieri garibaldini catturati dai soldati pontifici insieme al fratello “Alessandro Salvatori, possidente di Caprarola”.

Così si legge nella epigrafe della sua tomba nella cappella di famiglia nel cimitero di Caprarola:

Eroico fedele compagno di Garibaldi nella campagna del MDCCCLXVII. Magistrato integerrimo. All’amore ed al culto della patria e della famiglia dedicò l’intera sua vita Mirabile esempio di civili e domestiche virtù.

Nulla si sa della sua vita  negli anni successivi all’unione del Lazio all’Italia sabauda. Morì il 16 dicembre 1904. Suo fratello Alessandro, anche lui fervido risorgimentista, fu di carattere irrequieto: si ricorda che al suo funerale volle che fosse suonato un inno che esaltava i garibaldini.

BIBL: e FONTI – Archivio del Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma (Mentana), “Registro dei prigionieri garibaldini”. Protocollo della Repubblica Romana, Roma, Dalla tipografia nazionale, 1849, p. 595; I crociati di San Pietro – Scene storiche del 1867, in “Civiltà Cattolica”, Anno XIX, Roma 1868, p. 676; B. Barbini, Come un ufficiale pontificio visse la campagna del 1867. Dal <<Diario del capitano Mattia Manetti>> di Ronciglione (1826-1891), in “Biblioteca e Società”, Volume XVIII, n. 3-4, dicembre 1990; B. Barbini, La situazione politica del Viterbese nel 1860 attraverso i documenti della delegazione apostolica e della direzione di polizia, in “Biblioteca e Società”,  Volume XXV, n.1, marzo 1994; Il Risorgimento Viterbese, in  http://www.tusciaviterbese.it/storia/risorgim.html (consultato il 27/02/2011); Il Risorgimento Viterbese, in https://www.lacitta.eu/storia/55921-il-risorgimento-nel-viterbese-viterbo-e-stata-una-citta-rivoluzionaria-per-eccellenza.html (consultato il 22/03/2022); L. Passini, Caprarola. Il pesese e la sua storia, Roma, Edizioni grafiche Manfredi, 2002, pp. 243-244.

(Scheda di Biagio Stefani – Caprarola]