Aldovrandi Pompeo, Cardinale (Bologna 1668 – Montefiascone 1752).

Nato da una famiglia di antichissima nobiltà bolognese, assunse le insegne prelatizie nel 1696 e da quel momento rivestì innumerevoli, importanti cariche, tra cui quella di Uditore di Rota, Arcivescovo di Neocesarea, Nunzio in Spagna. Il 23 marzo 1729 fu nominato patriarca di Gerusalemme; il 30 ottobre 1733 governatore di Roma; il 24 marzo 1734 cardinale con il titolo di S. Eusebio ed entrò a far parte di tutte le principali Congregazioni. Il 9 luglio 1734 gli fu affidata la diocesi di Montefiascone e Corneto; nel settembre dello stesso anno si dimise dalla carica di governatore di Roma e si ritirò nella sua circoscrizione vescovile. La sua attività pastorale fu caratterizzata da un intenso fervore rivolto alla riorganizzazione territoriale e urbana di una diocesi afflitta dalla stasi di ogni rilevante iniziativa economica. La scarsezza dei traffici e dei commerci, che avevano nella Cassia e nell’Aurelia gli arretrati assi di comunicazione territoriale, penalizzava infatti la produzione agricola della regione, fonte tradizionale per l’approvvigionamento granario di Roma. Per cercare di rianimare il tessuto sociale ed economico della piccola diocesi, l’azione dell’Aldrovandi si ispirò a quei principi di rinnovamento, soprattutto mercantile e amministrativo, sviluppati, in sede teorica, nel decennio del pontificato di Clemente XII. Nei suoi provvedimenti oltre ai tradizionali interventi tesi a sottolineare il prestigio episcopale, si manifestò l’intendimento di potenziare le infrastrutture dell’area, nella previsione di un immancabile sviluppo economico. Affiora comunque, al fondo di tale concezione, la tendenza a considerare il territorio diocesano alla stregua di un feudo, un microcosmo autosufficiente governato da un vescovo-principe provvido e paterno che aspira ad un’amministrazione «illuminata».

I progetti dell’Aldrovandi, oltre ad interessare gli edifici rappresentativi della dignità vescovile di Montefiascone e Corneto, si estesero ad interventi urbanistici e di viabilità tra cui, il più ambizioso, fu quello relativo alla navigabilità del fiume Marta e al conseguente inserimento dell’approdo di Corneto in un contesto territoriale più ampio. L’opera, per molteplici motivi tecnici, rimase irrealizzata.

Furono comunque molti gli interventi urbanistici e architettonici completati a Montefiascone: la deviazione del percorso della strada romana nei pressi della Città e la relativa costruzione della nuova porta del Borgo; la ristrutturazione del vecchio palazzo vescovile; la costruzione di un nuovo palazzo per gli uffici della Curia; la sistemazione di una parte del giardino della Rocca con la relativa collocazione di cento statue; la sistemazione della cappella maggiore della cattedrale completata da una statua marmorea della Patrona; la costruzione della cappella dell’organo; ingenti lavori di ristrutturazione nella basilica di San Flaviano; interventi alla struttura del Seminario. Quasi tutti i lavori considerati furono commissionati dal cardinale all’architetto romano Domenico Gregorini. Nel 1742 l’A. fece ristampare le originali “Regole per il Seminario di Montefiascone” (Tipografia del Seminario, Montefiascone 1742) scritte dal cardinale Barbarigo con la sostanziosa appendice aggiunta dal vescovo Bonaventura.

Nel 1740, durante il lunghissimo conclave che portò all’elezione di Benedetto XIV, l’A. fu per più di un mese candidato alla tiara, sostenuto dai cardinali creati da Clemente XII e da quelli borbonici di Francia e di Spagna. In varie sedute del conclave mancarono soltanto due voti per la sua elezione. All’inizio del 1744, succedette al cardinale Marini nella legazione di Ravenna, ufficio che sostenne per sei anni consecutivi. In questa sede portò a compimento alcuni lavori di bonifica idraulica iniziati, nel corso della sua legazione, dall’Alberoni. Spirato il periodo della legazione, dopo un breve soggiorno a Bologna, si ritirò nella sua diocesi di Montefiascone dove morì il 6 gennaio 1752. Fu sepolto nella chiesa di S. Petronio a Bologna, in una cappella personale alla quale aveva legato parte della sua fortuna.

BIBL.: Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1830-61, vol. XLVI, 1847, p. 223; Ceccarelli, Luigi (Aloysii), De Ecclesiae Faliscodunen. Episcopis commentaria, (seconda parte) Viterbo, Tipografia Agnesotti, 1928, pp. 19-21; Varagnoli, Claudio, I lumi in provincia: disegni settecenteschi per la diocesi di Montefiascone e Corneto, in “Storia dell’urbanistica – Lazio V”, Roma, Edizioni Kappa, Luglio-Dicembre 1990, pp. 42-66; Fasano Guarini, Elena, ad vocem, in “Dizionario Biografico degli italiani”, vol. II, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, s.d., pp. 115-118.

Scheda di Giancarlo Breccola (Ibimus)