Bartolocci, Giulio – Erudito, Religioso (Celleno, 10 apr. 1613 – Roma, 19 ott. 1687)

Nacque a Celleno (Viterbo) il 10 apr. 1613. Entrò nell’Ordine dei cisterciensi nel 1632, assumendo il nome di “Iulius a Sancta Anastasia”. Si dedicò agli studi ebraici, e in particolar modo a quelli rabbinici, sotto la guida di Giuda Iona da Safed, professore di ebraico nell’Archiginnasio romano. Nel 1651 fu nominato lettore di lingua ebraica e rabbinica nel Collegio dei neofiti a Roma e contemporaneamente “scriptor hebraicus” presso la Biblioteca Vaticana. Nominato abate di S. Sebastiano ad Catacumbas, pocoprima della sua morte fu aggregato da papa Innocenzo XI tra i consultori della Sacra congregazione dell’Indice. Morì a Roma il 19 ott. 1687.

Il nome e l’importanza del B. nella storia degli studi ebraici restano legati alla monumentale opera Bibliotheca magna rabbinica. De scriptoribus et scriptis rabbinicis [nel primo volume si legge Hebraicis] ordine alphabetico hebraice et latine digestis, i cui primi tre volumi, in folio, furono pubblicati a Roma, dalla Congregazione di Propaganda Fide, rispettivamente negli anni 1675, 1678, 1683; il quarto, rimasto incompiuto per la morte del B., fu completato e pubblicato nel 1693 da C. G. Imbonati, la cui Bibliotheca LatinoHebraica (Roma 1694) costituisce un’appendice all’opera del Bartolocci.

La Bibliotheca magna rabbinica costituisce la prima grande raccolta della bibliografia ebraica post-biblica; in essa è riunito ricchissimo materiale, con lunghe citazioni di testi in caratteri ebraici, traslitterazione in caratteri latini e versione latina, disposti alfabeticamente sotto il nome dei vari autori. In tale ricchezza di dati, più che nella loro valutazione critica, risiede il merito precipuo dell’opera, arricchita da numerosissime Digressiones. Tra queste hanno larga parte gli argomenti biblici (specialmente relativi alla cronologia e alla figura di Mosè), anche se l’interesse del B. per questo genere di studi non sembra mosso tanto dal testo sacro in se quanto dal desiderio di confutare le affermazioni dei commentatori giudaici. Nei problemi filologici mostra una certa acutezza, come, ad esempio, quando sostiene l’origine tarda della vocalizzazione masoretica della Bibbia ebraica o quando rivendica l’antichità della lingua ebraica rispetto all’aramaico, riportando quest’ultimo ad Abramo (che è chiamato “arameo” nella Bibbia) e la prima a Noè. L’interesse bibliografico del B., che si preoccupò di catalogare i manoscritti ebraici della Vaticana, lo portò ad interessarsi, in alcune delle sue Digressiones, anche dell’origine della stampa ebraica in Italia e a redigere un catalogo di tutte le Bibbie stampate, in ebraico e in traduzioni, dalle origini della stampa fino al suo tempo. L’importanza del B. per gli studi ebraici è dimostrata, oltre che dal generale riconoscimento dei moderni, dal fatto che cinque delle sue biografie di rabbini (Rashì, Ibn Ezra, David Qúnchi, Gersonide e Abrabanel) furono riprodotte da Adriano Reland nella sua opera Analecta rabbinica, pubblicata a Utrecht nel 1702.

Come “scriptor hebraicus” presso la Biblioteca Vaticana il B. si dedicò all’opera di catalogazione dei manoscritti e degli stampati ebraici conservati presso la biblioteca. Pur avendo confuso i manoscritti del fondo Palatino con quelli dell’antico fondo Vaticano, egli compì un catalogo nettamente superiore a quelli precedenti. Della catalogazione del B., redatta in latino e in ebraico, restano due redazioni manoscritte: Index librorum omniuni hebraicorum, tam impressorum quam manuscriptorum qui anno Iubilei MDCL in Bibliotheca Vaticana extabant (Vat. Lat.13196); la seconda, redatta con l’aiuto di Giovanni Battista Iona, consta di tre volumi: Morè Makòm, Index materiarum, authorum et titulorum librorum manuscriptorum ebraicorum Bibliothecae Vaticanae, Palatinae et Urbinatis, in tres partes distributus (Vat.Lat. 13197-13199).

Degli altri scritti del B., ricordati dal suo primo ed unico biografo, l’Imbonati, uno solo è completo: Migdal oz scem Adonai, Turris fortitudinis nomen Domini, un’apologia del cristianesimo, che Giovanni Battista Iona tradusse in ebraico. Opere rimaste incompiute sono: Liber Tobiae filii Tobielis cum interlineari Latina versione (commento al libro biblico di Tobia); Aben Scionghev, Expositiones et insigniores conceptus, seu notae nobiliores in Pentateuchum Mosis, hebraice et latine; Dictiones difficiliores in Miscna declaratae; Middot,De mensuris Templi, cum versione interlineari (versione di un trattato della Mishndh); Sacra Genesis e Iudaeorum erroribus vindicata; De Trinitate, Messiae Sanctissimi divinitate et gentium vocatione ex Rabbinorum commentariis collectanea; Variae interpretationes cabalisticae super librum Genesis; De sacramento ordinis hebraice dicto Semicha, hoc est impositio manuum.

BIBL. – C. G. Imbonati, Bibliotheca Latino-Hebraica, Roma 1694, pp. 139-149; G. M. Mazzuchelli, Gli Scrittori d’Italia, II, 1, Brescia 175 8, Ap. 468 s.; U. Cassuto, G. B., in Encyclopaedia Judaica, III, Berlin 1929, coll. 1102 S.; Id., I manoscritti Palatini ebraici della Biblioteca Apostolica Vaticana e la loro storia, Città del Vaticano 1935, pp. 3-s, 84.

[Scheda di Marco Taschini – Celleno]