Casti, Giovanni Battista – Poeta (Acquapendente, 27 ago. 1724 – Parigi, 6 feb. 1803).

Di famiglia non indigente, nacque da Francesco, originario di Montefiascone, e da Francesca Pegna, nativa di Cassino, abitanti nei pressi di Sant’Angelo di Mercato, chiesa ora scomparsa che si trovava a lato del vecchio palazzo del Comune. Fu battezzato da un membro della famiglia che includeva vari religiosi, Carlo, canonico della basilica del S. Sepolcro di Acquapendente. Ebbe tre fratelli; Francesco, Filippo e Giuseppe Antonio, che sarà canonico di Montefiascone. A 12 anni, nel 1736, entrò nel seminario di Montefiascone, che era anche sede del vicariato generale. Vi studiò fino all’apr. del 1744.

Nel 1747 ottenne un canonicato dalla cattedrale di Montefiascone e, per pochi mesi, ebbe anche la cattedra di eloquenza presso il locale seminario, che gli fu poi riassegnata nel 1759. Nelle sue frequenti visite a Roma fu introdotto dal concittadino Giovanni Battista Luciani, segretario di monsignor S. Canale, in ambienti aristocratici, dove faceva valere la sua vena di conversatore, spesso dissacrante. Nel 1759 accompagnò a Parigi la marchesa Lepri; fu il primo di una lunga serie di viaggi. L’anno successivo decise di lasciare Montefiascone per stabilirsi a Roma; entrato in Arcadia, vi assunse il nome di Niceste Abideno, col quale diede alla stampe i 216 sonetti giocosi li tre giulii (Roma, 1762), dedicati alla prin­cipessa Cecilia Mahoni Giustiniani, che inaugurano la sua vena parodistica e satirica. Compose in questo periodo anche i Latina carmina, di impianto scolastico, pubblicati postumi (Firenze 1854). Nel 1764 C. interruppe a Marsiglia un progettato viaggio in Olanda, al seguito di un non identificato marchese: rientrato in Toscana, fu nominato poeta della corte lorenese dal granduca Pietro Leopoldo, con lauto stipendio.

Nel 1769 pubblicò le Poesie liriche (Firenze, per lo Stecchi, e Pagani, all’insegna del Giglio), anch’esse di stampo parodistico e sarcastico. Nel 1772 si recò a Vienna, al seguito del conte Franz Xaver Wolf Orsini-Rosenberg, futuro ministro e principe dell’impero, che lo introdusse ai più alti livelli dell’aristocrazia; potè così accompagnare in vari viaggi in tutta Europa il principe di Kaunitz, già dal 1772, mostrando le sue doti di acuto osservatore della realtà contemporanea, in specie di quella politica. Come agente del corpo diplomatico imperiale, ebbe l’incarico di redigere relazioni e informative. Nel 1776 e 1778-1780 compì due viaggi diplomatici in Russia; nelle relazioni denunciò – in opposizione alla politica imperiale – le ambigue posizioni e la personalità della zarina Caterina il (il giudizio nella Cicalata politica, ms. Ital. 1629 della Bibl. Nationale di Parigi), per la quale C. aveva avuto un iniziale entusiasmo.

Tra il 1780 e il 1781 fu nella penisola iberica; dal gen. 1782 si stabilì a Milano per oltre un anno: vi portò a termine il Poema Tartaro già concepito a Pietroburgo, consistente in una serie di novelle in ottave in cui vengono messi alla berlina i costumi barbarico-mongolici della corte cateriniana (che al contrario suscitavano generale ammirazione tra i progressisti) e aspramente criticata la politica della zarina e, di conseguenza, l’alleanza austro-russa, che a detta del C. avrebbe consegnato l’Europa, col placet degli illu­ministi favorevoli alla riformatrice Caterina II, all’abbraccio mortale della «contagiosa cancrena» russa. Consapevole del fatto che la mordace satira anticateriniana avrebbe potuto causare incidenti diplomatici tra l’Austria e la Russia, si decise a non pubblicare il poema, che avrà una stampa anonima, e senza autorizzazione dell’autore, nel 1796. Nel giugno 1783 C. rientrò a Vienna, dove sperava di succedere a Metastasio nella carica di poeta cesareo, in virtù della sua produzione melodrammatica inaugurata già nel 1777 con l’opera Lo sposo burlato, musicata da Paisiello (l’opera sarà stampata a Pietroburgo nel 1779). Ancora per Paisiello, scrisse a Vienna il Re Teodoro in Venezia, opera ispirata al Candide di Voltaire, rappresentata con successo nel 1784. L’opera, di impostazione moderna per la vena parodica e satirica, assicurò a C. una notevole fama di librettista, che fu rinvigorita dalla composizione della Grotta di Trofonio (1785) e del Prima la musica poi le parole (1786).

Ciò valse ad assicurare al C. qualche lauta ricompensa, ma non la prestigiosa carica cui aspirava. Nel maggio 1786, dopo aver concluso il Re Teodoro in Corsica — destinato a Paisiello, ma mai musicato -, partì per Torino, dove avviò la composizione del Cablai, gran kan dei Tartari, per la musica di Salieri, che proseguì a Napoli: l’opera, ispirata a un episodio del Poema tartaro, non verrà rappresentata per ragioni di opportunità politica. Da Napoli, dove lesse in pubblico alcune Novelle galanti cui lavorava fin dal 1766 (poi pubblicate a Roma nel 1790 in una prima edizione parziale, e nel numero di quarantotto, a Parigi nel 1804), viaggiò ancora in Sicilia e a Malta, per tornare infine a Milano nel 1788. Di qui viaggiò ancora a Costantinopoli (una Relazione d’un mio viaggio fatto da Venezia a Costantinopoli fu pubblicata a Milano nel 1802). Nel 1792 tornò a Vienna, dove tentò ancora la scalata alla corona di poeta cesareo, confidando nel nuovo imperatore, Leopoldo, che era succeduto a Giuseppe II e che lo aveva già nominato poeta della corte lorenese. Morto Leopoldo nel febbr. 1792, C. rivolse la sua istanza al nuovo imperatore, Francesco II, e all’imperatrice Maria Teresa, cui dedicò il dramma Catilina. Nel marzo 1792 fu finalmente nominato poeta cesareo, con stipendio dimezzato rispetto al suo predecessore. Al Catilina, pubblicato nel 1821 nella raccolta delle Poesie drammatiche, si aggiungeranno altri drammi, ri­masti manoscritti (salvo I dormienti, a stampa in un’antologia nel 1826). Al periodo viennese risale anche l’interesse di C. per la zoepica, mezzo per una satira, neppure troppo velata, nei confronti della politica conservatrice dell’Austria. Frutto di questa disposizione è il poema in sestine narrative Gli animali parlanti, che, seppure non pubblicato, gli attirò la diffidenza della corte. Lasciò Vienna, autorizzato, nel 1796, ma a Firenze lo raggiunse l’ordine di non rientrare più a corte, anzi di scegliere un luogo di confino, in cui avrebbe dovuto soggiornare con stipendio dimezzato. Nel 1796 si trasferì a Parigi, dove attese alla sistemazione degli Animali parlanti (che saranno pubblicati a Parigi tra il 1801 e il 1802, in ventisei canti, assieme a quattro apologhi del periodo viennese), alla revisione delle proprie opere e alla ricerca di un editore. Il periodo parigino, lontano dagli intrighi diplomatici, fu sereno e fecondo: all’attività poetica C. alternava conversazioni politiche con fuoriusciti italiani e intellettuali francesi, tra cui Madame de Stael; ebbe alte frequentazioni, pare fino a Napoleone, e acuì il suo libertinismo democratico. Sulla fama di C. pesano le testimonianze di contemporanei che ebbero modo di incontrarlo nei suoi viaggi (tra cui Lorenzo Da Ponte e Giacomo Casanova), che lo descrivono per lo più con biasimo, come un personaggio impudico e vanitoso, avido, amante del gioco e delle donne, che non faceva onore al suo abito talare; tale giudizio, corroborato da quello assai più sprezzante espresso in un celebre sonetto da Giuseppe Parini, che lo conobbe nel suo soggiorno milanese del 1782 («Un prete brutto, vecchio e puzzolente / del mal franzese tutto quanto guasto / e che per bizzarria del­l’accidente / dal nome del casato è detto casto») e da quello negativo di Manzoni sulle Novelle galanti, ha fatto sì che il libertinismo di C. fosse trasmutato, nell’opinione dei posteri, in dissolutezza morale: ciò ha assai nuociuto anche alla considerazione in cui sono state tenute le sue opere, che furono messe al­l’indice nel 1832. Ciononostante, il successo degli Ammali parlanti e delle opere drammatiche fu enorme per tutto l’Ottocento, e il poema zoepico ebbe grande influenza su Leopardi.

BIBL. – Si rimanda per la bibl. e le indicazioni sia delle edizioni delle opere sia dei documenti inediti a: Piermattei 1902; Manfredi 1925; Di Carlo 1946-47, pp. 103-110; Fallico 1972, pp. 520-538; Lise 1972; Muresu 1973; Fallico 1978; Salvatore Nigro in DBI, 22, pp. 26-36; Fallico 1984. Fallico ha curato l’Epistolario (Casti 1984), che integra l’Epistolario inedito (Casti 1921).

Per le edizioni delle opere: Casti 1838; Casti 1849-1850; liriche e relazioni di viaggio di C. si leggono nei voli, della collana Letteratura italiana: storia e testi, Bari, Laterza; una scelta delle rime, a cura di M. Fubini, nei Lirici del Settecento, a cura di B. Maier, Milano – Napoli [s.e.], 1951, pp. 825-867; la Relazione di un viaggio a Costantinopoli e una scelta dagli Animali parlanti in Letterati, memorialisti e viaggiatori dei Settecento, a cura di E. Bonora, Milano – Napoli [s.n.], 1951, pp. 1023-1055; il Teodoro in Corsica, a cura di E. Bonora e R. Leydi, «Giornale storico della letteratura italiana», CXXXIV, 1957, pp. 169-248; le Novelle galanti si leggono a cura di E. Bellingieri, Roma, Avanzini e Tonaca, 1967; col titolo di Novelle licenziose, a cura di F. Alberini, Roma, Editori Associati Roma, 1966-1967; e ora in Novelle galanti, a cura di L. Rodler, Roma, Carocci, 2001; alcuni libretti in appendice a Metastasio 1968, pp. 1027-1164; i drammi Orlando furioso e Rosmonda in Muresu 1968, pp. 3-64 e 297-334; si vedano anche Muresu 1982; gli Animali parlanti, a cura di G. Muresu, Ravenna, Longo, 1978, e a cura di L. Pedroia, 2 voli., Roma, Salerno, 1987; Poesie e prose inedite in latino e in italiano, a cura di D. Cruciani, Montefiascone, [s.n.], 1995; Melodrammi giocosi, a cura di E. Bonora, Modena, Mucchi, 1998; la novella in versi Il pallone areostatico, Rodler 2002, pp. 9-26 (v. anche Rodler 2002b, pp. 27-36); Un viaggio a Costantinopoli con alcune osservazioni sulla Grecia e i Balcani, a cura di M. F. Fabbri, Viterbo, Sette città, 2002. Tra gli studi sulle singole opere si ricordano: Zaboklicki 1972, pp. 363-386 (ma cff. Fallico 1974, pp. 189-191); Zaboklicki 1974; oltre alle voci indicate nella cit. voce di Nigro, si vedano anche: Arce 2002, pp. 79-99. Sulla fortuna critica di C.: Fallico 1967, pp. 650-688; Palazzolo 2001, pp. 383-413. Presso la Biblioteca Comunale di Acquapendente opere riguardanti il poeta sono raccolte nel Fondo G. B. Casti.

[Scheda di Luca Marcozzi – Ibimus]