Ghignoni, Pietro – Pittore, Incisore (Tarquinia, 1854 – Ivi, 1933). 

Giovanissimo,  nel 1871, comincia a frequentare i corsi di disegno alla Reale Accademia Romana di San Luca.  Durante gli anni di formazione ha modo di  mettersi in luce, ricevendo diversi riconoscimenti nei concorsi scolastici di fine anno e di conoscere artisti del calibro di Filippo Prosperi, noto pittore che si distinse anche nel viterbese, e Cesare Maccari, il quale oltre che pittore, fu un importante acquafortista.

Appartengono a questi anni i cosiddetti Taccuini Tascabili, una serie di disegni raffiguranti vedute di Tarquinia del 1879, ma anche diversi ritratti di personaggi viterbesi, tra i quali il pittore viterbese Pietro Vanni. Uno dei più importanti disegni di questo periodo è il Suonatore di flauto, conservato presso una collezione privata a Viterbo. Fu maestro del pittore cornetano Manlio Alfieri.

Tra il 1880 e il 1881, riceve diversi titoli, tra i quali un attestato di disegno di mezzi meccanico, rilasciato dalla Ferriera e Fonderia Tarquinia, e la patente di abilitazione all’insegnamento del disegno presso le scuole del Regno, rilasciata dalla Commissione del Regio Istituto di Belle Arti di Firenze.

Nel 1882 affianca il suo insegnante Cesare Maccari, nella realizzazione degli affreschi di Palazzo Madama a Roma; tale collaborazione continuerà anche in alcuni restauri, in particolare si ricorda un intervento nella Cappella Sistina. 

Nei primi anni novanta si trasferisce ad Amsterdam per insegnare la tecnica dell’acquaforte presso l’Accademia di Belle Arti: di questa sua esperienza non ci sono molte testimonianze se non un disegno raffigurante la città di Delft, una tavoletta ad olio datata 1893 con i sobborghi di Voorst, e una lastra sulla quale è inciso un paesaggio con un mulino a vento, datata 1892.

Tornato in Italia, i primi anni del ‘900, comincia a dipingere dei ritratti monocromatici su formelle in ceramica, per le quali riceverà diverse commissioni anche da parte di illustri famiglie locali. Negli stessi anni, che vanno dai primi del secolo al 1920,  esegue una buona quantità di disegni a penna e dipinti ad olio, che raffigurano per lo più personaggi di famiglia ed amici del pittore, nature morte, paesaggio di Tarquinia e Viterbo; si ricordano anche  i vasi di imitazione etrusca, dipinti dal G. e realizzati dal suo amico ceramista Sesto Sbrana. Tali lavori, consistenti in anfore panatenaiche, crateri a colonna, kilix ed altri recipienti di diverso formato, sono testimonianza di come l’arte del falso etrusco abbia sempre trovato spazio nel lavoro degli artisti locali, si ricordano in tal senso anche Scappini, Calandrini e Querciola.

Unica commissione a carattere religioso riguarda un tondo raffigurante S. Gabriele dell’Addolorata, eseguito per le monache della Passione nel 1908 e conservato nella chiesa della Presentazione di Tarquinia.

BIBL.: L. Balduini, Pietro Ghignoni. Pittore Cornetano, Edizioni Cultura, Viterbo, 1987.

[Scheda di G.S. Pannuti – Cersal]