Mamachi, Tommaso Maria, o.p. – Teologo (Chio

[Grecia], 3 dic. 1713 –  Tarquinia, 5 giu. 1792)

Di nobile famiglia di origine francese, entrò a quindici anni nell’Ordine domenicano; lasciata Chio, fu studente e poi professore nel monastero di S. Marco a Firenze. Qui fu ordinato sacerdote nel 1736 e si trattenne fino al 1738. Discepolo di Giuseppe Agostino Orsi, nominato segretario della Congregazione dell’Indice, fu da questi chiamato a Roma, dove ebbe il lettorato di fisica alla Sapienza (1740) ed entrò in contatto, in particolare, con il cardinal Corsini e il Bottari. Nella sua casa romana si costituì ben presto una esclusiva accademia teologica, attiva dal 1740 al 1757; frequentata da dotti e cardinali, essa divenne punto di incontro ed elaborazione del partito degli «zelanti». Dal 1742 M. si stabilì presso il convento della Minerva e, lasciato l’insegnamento alla Sapienza, fu titolare della cattedra di Filosofia nel Collegio urbano di Propaganda Fide. Nel 1746 divenne bibliotecario della Casanatense, assistente del prefetto Pio Tommaso Schiara; lasciò l’incarico nell’apr. 1749, quando fu nominato teologo della Casanatense per l’Italia.

Polemista fortemente conservatore, sostenne strenuamente nei suoi scritti la difesa degli interessi cleri­cali e della gerarchia ecclesiastica (nel 1769-70 pubblicò anonimi [s.l., s.n.] i tre tomi Del diritto libero della Chiesa di acquistare e di possedere beni temporali sì mobili che stabili), in particolare nella confutazione delle tesi febroniane commissionatagli da Pio VI e pubblicata a Roma da Salvioni tra il 1776 e il 1777 con il titolo De ratione regendae Christianae Reipublicae deque legitima Romani Pontificis potestate.

Segretario della Congregazione dell’Indice nel 1779, nel 1782 divenne maestro del Sacro Palazzo. Per fronteggiare il dilagare di pamphlet giansenisti e soprattutto gli attacchi portati al partito curiale dalle pagine degli «Annali ecclesiastici», ritenne ormai inadeguati i trattati polemici basati su argomentazioni di tipo giuridico e individuò nella stampa periodica il mezzo più idoneo per sostenere un’intensa attività di propaganda. La stampa periodica cattolica, seppure rivolta direttamente agli ecclesiastici, avrebbe consentito di influenzare tramite loro ampi strati dell’opinione pubblica. In un primo momento (tra il 1783 e il 1784) utilizzò a tale scopo le pagine del più importante giornale romano allora in circolazione, le «Effemeridi ecclesiastiche», grazie alla collaborazione del sacerdote Luigi Cuccagni ormai attestato su posizioni nettamente antigianseniste. Dal 1785 (il primo numero uscì il 2 luglio), organo delle direttive del M. e del pontefice divenne il «Giornale ecclesiastico di Roma» la cui direzione venne affidata allo stesso Cuccagni; il maestro del Sacro Palazzo appoggiò e sostenne in Curia la fondazione del nuovo periodico, efficace strumento di propaganda e che combatteva il giansenismo attraverso tesi antimoliniste. Già dal 1786, d’altronde, la Santa Sede intervenne apertamente nella vita del giornale, e lo stesso M. nel 1788 procedette direttamente alla nomina di un redattore.

Accanto al M. polemista è necessario ricordare lo sto­rico, autore di Originum et antiquitatum Christianarum libri XX, I-IV pubblicato a Roma dal Pagliarini tra il 1749 e il 1755 (e tradotto in lingua italiana con il titolo De’ costumi de’ primitivi cristiani nel 1753-1754 a Roma, presso gli eredi Barbiellini) l’opera, incompleta secondo le intenzioni dell’autore che ne pubblicò solo i primi quattro libri, rimase per lungo tempo un riferimento per erudizione e approfondimento nello studio dei cristiani primitivi. Del 1756 invece la pubblicazione del primo volume degli Annales Ordinis praedicatorum, pubbblicato a Roma dal Pagliarini. Nel 1759 intervenne più volte nella questione della priorità della sede vescovile di Orte rispetto a Civita Castellana (De episcopatu Hortani antiquitate ad Hortanos cives, liber singularis, Romae 1759; Adversus auctorem libelli italicae scriptum de Cathedra Hortana Civitonicae non praeferenda, Romae 1759; Lettera dell’autore del ragionamento dell’antichità de’ vescovi di Civita Castellana sopra quelli di Orte, Roma 1759) partendo dal presupposto che la presenza di una comunità cristiana ad Orte comportava anche la presenza di vescovo, lo dice presente già nel IV secolo.

BIBL. – Moroni, XLII, pp. 95-97; Guglielmotti 1860, pp. 9-10, 44; Abele Redigonda in Enc. Cattolica, VII, col. 1934 (con bibl.); Giuseppe De Luca in Enc. Italiana, XXI, p. 55 (con bibl.); Dammig 1965, pp. 186-190; Pignatelli 1974, pp. 41-43, 47-48; De Gregorio 1993, p. 94 (con bibl.); Palazzolo 1994, p. 429 n. 24; Cesare Preti in DBI, 68, pp. 367-370 (con bibl. e rif. alle fonti d’archivio); M. Mastrocola, Note storiche circa le diocesi di Civita C. Orte e Gallese, Parte I e Parte II, 1964-1965, passim..

[Scheda di M. Giuseppina Cerri – Isri; revisione di Luciano Osbat – Cersal]