Flamigni, Sergio – Politico, Storico (Forlì, 22 ott. 1925 – Bracciano, 10 dic. 2025)
Nato a Forlì il 22 ottobre 1925, inizia a occuparsi di politica nel 1941 con la partecipazione all’attività clandestina di un gruppo di giovani antifascisti di Forlì e poi con l’adesione al Partito comunista clandestino nel gennaio 1942. Partigiano, nel 1944 diviene commissario politico della 29^ brigata Gap “Gastone Sozzi”. Tra i suoi compiti c’è quello di conservare i documenti del comando della brigata. Da questa esperienza diretta e dalla partecipazione nel dopoguerra al dibattito culturale sulla storia della Resistenza e della guerra, trae la consapevolezza dell’importanza dei documenti di archivio. I documenti raccolti durante il periodo della clandestinità gli serviranno poi per il primo libro, Resistenza in Romagna (in collaborazione con Luciano Marzocchi, Milano 1969) nel ventennale della Resistenza.
Dopo la Liberazione collabora con Enrico Berlinguer, allora responsabile dei giovani comunisti. Nel corso del XII Congresso nazionale (Livorno, 29-30 aprile 1950) viene eletto membro del Comitato centrale della Fgci. Nel 1956 diviene segretario della Federazione forlivese del Pci, incarico che svolge fino al 1959, quando viene eletto membro del Comitato centrale del partito e incaricato del coordinamento regionale del Pci in Emilia-Romagna, regione che concentrava quasi un quarto degli iscritti di tutta Italia. Nel 1962 viene chiamato dal partito a Roma, con l’incarico di membro dell’Ufficio di segreteria della Direzione nazionale, con Berlinguer, responsabile dell’ufficio, Alessandro Natta, Ferdinando Di Giulio, Franco Calamandrei, Elio Quercioli.
Nel maggio 1968 viene eletto deputato nella circoscrizione di Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì; e rimarrà alla Camera dei deputati per tre legislature. Nel 1979 viene eletto senatore nel collegio di Rimini, carica che ricopre fino al 1987 (rieletto nel 1983 nel collegio di Cesena). Da parlamentare porrà inizialmente una particolare attenzione al tema delle autonomie locali, materia che rientrava nelle competenze della Commissione interni della Camera dei deputati, di cui nella quinta legislatura era uno dei componenti. Sempre durante il suo primo mandato parlamentare viene eletto membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, già attiva dal 1962. Si tratta della prima commissione antimafia della storia repubblicana, che concluderà i suoi lavori nel 1976; anche durante la sesta legislatura Flamigni partecipa ai lavori di questa commissione. Ancora nelle due legislature successive, fino al 1979, Flamigni partecipa alla Commissione interni, ricoprendovi dal 1972 al 1979 l’incarico di vicepresidente. Nel gennaio 1980 viene chiamato a far parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e il terrorismo in Italia, che, istituita con legge 597/79, conclude i suoi lavori il 29 giugno 1983. Nel 1983 entra a far parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, i cui lavori si concluderanno il 12 luglio 1984; nella stessa legislatura partecipa anche alla seconda commissione antimafia che, istituita nel 1982 dalla legge cosiddetta “Rognoni-La Torre”, prende il nome di Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e termina i suoi lavori nel 1987.
Con la conclusione della nona legislatura lascia l’attività parlamentare e intraprende un’intensa attività di ricerca e di studio sui fenomeni del terrorismo, della P2, della mafia, che si concretizza nella pubblicazione di numerosi libri. Tra i più importanti c’è La tela del ragno: il delitto Moro, Roma 1988; Trame atlantiche: storia della loggia massonica segreta P2, Milano 1996; La sfinge delle brigate rosse, Milano 2004.
Nel 1989 si era trasferito ad abitare ad Oriolo Romano (Viterbo) dove, insieme alla moglie Emilia Lotti (1930-2021), aveva cominciato a raccogliere il materiale d’archivio frutto della sua partecipazione alle diverse commissioni parlamentari d’inchiesta e dove aveva trasferito anche la sua biblioteca e quella della moglie che per un lunghissimo tempo era stata dirigente dell’Unione donne italiane.
Dopo l’avvio della Facoltà di Conservazione dei beni culturali nell’Università della Tuscia il Dipartimento di culture del testo e del documento prestato la sua collaborazione a Sergio Flamigni per avviare il lavoro di catalogazione del materiale librario e per la inventariazione dei fondi documentari raccolti a Oriolo Romano. Di quella collaborazione resta testimonianza sia la tesi di laurea che è stata discussa nell’anno accademico 2003-2004 nella Facoltà di conservazione dei beni culturali (Simona Innocenzi, Il Centro di documentazione Archivio Flamigni. Primi risultati documentari, Relatore Giovanni Paoloni, Correlatore Luciano Osbat) sia il numero cospicuo di tirocinanti che hanno realizzato la loro fase di formazione sulle carte dell’Archivio Flamigni negli anni successivi. Il Sen. Flamigni infine, nel 2014, è stato ospite del Cedido e del Cersal per uno degli “Incontri a Palazzo papale che riguardava la situazione politica del paese nel passaggio dai governi del Centro-Sinistra a quelli di Berlusconi.
Nel 2005 è stato costituito ufficialmente il “Centro di documentazione Archivio Flamigni” che poi ha lasciato Oriolo Romano nel 2021 per trasferirsi a Roma, nella sede che occupa oggi, in ambienti messi a disposizione dalla Regione Lazio (MEMO, Spazio di storia e memorie, piazza Bartolomeo Romano, 6 – 00154 Roma).
Sergio Flamigni è morto a Bracciano il 10 dicembre 2025.
Bibl.: – https://www.archivioflamigni.org/chi-siamo/memo/; Ilaria Moroni (a cura di), Centro documentazione archivio Flamigni: un archivio per non dimenticare, Viterbo, Settecittà, 2008.
[Scheda di Luciano Osbat – Cersal]