Campanari, Vincenzo – Archeologo, amministratore (Tuscania, 27 lug. 1772 – ivi, 13 giu. 1840).

Discendente da famiglia benestante di origine marchigiana che aveva costruito una solida fortuna sull’agricoltura e l’allevamento, in tenera età rimase orfano di entrambi i genitori. Fu allevato da una zia materna che lo iscrisse al Seminario di Viterbo dove il ragazzo mostrò particolari attitudini per lo studio e grandi capacità di apprendimento. Continuò gli studi anche dopo essere rientrato a Toscanella dove, nel 1794, assunse l’incarico di consigliere comunale. Nel luglio 1798 sposò Matilde Persiani, figlia del marchese Giovanfrancesco, ricco amministratore dei beni dei Pocci e dei Consalvi. Dal matrimonio nasceranno sei figli, solo tre dei quali sopravvissuti: Carlo (1800-1871), Secondiano (1805-1855), Domenico (1808-1876). Alla restaurazione dopo la prima invasione francese, con il suocero assunse di nuovo la carica di consigliere comunale e, nel giugno 1805, quella di segretario comunale. Esonerato da quest’ultimo incarico nel 1809, continuò comunque a svolgere ruoli di rilievo nell’amministrazione comunale fino alla primavera del 1837. Governatore ad interim di Toscanella nel 1832, ne fu poi per diversi anni amministratore con la qualifica di gonfaloniere del popolo; ricoprì inoltre la carica di consigliere della Delegazione Apostolica di Viterbo.

Appassionato ai problemi economici della sua zona di origine, nel 1817 diede alle stampe un poemetto dal titolo La caduta della Marta presso la città di Toscanella (Roma, nella stamperia De Romanis, 1817) al quale fece seguire Memorie intorno al progetto di un parziale prosciugamento del lago di Marta, sostenendo l’utilità di rendere navigabile l’emissario del lago di Bolsena, attraverso il quale le merci avrebbero potuto raggiungere Corneto e quindi Roma. Intanto, dalla morte della moglie spentasi a soli 34 anni nel febbr. 1812, C. intensificò gli studi letterari e storici e i contatti con gli ambienti accademici romani, contando sull’appoggio del cardinal Consalvi che il suocero conosceva bene e del quale egli stesso era nel tempo divenuto amico. Si dedicò inoltre personalmente all’educazione dei figli, accettando dal 1818 la docenza di eloquenza al seminario di Toscanella, istituito in quell’anno. La passione e l’amore per le antichità si tramutarono nel tempo in un vero e proprio interesse dapprima per la tutela e la salvaguardia dei beni archeologici esistenti (su sua iniziativa e con l’appoggio del cardinal Turriozzi fu possibile procedere al restauro delle chiese romaniche di S. Maria e di S. Pietro a Toscanella), poi per l’investigazione e la scoperta di testimonianze ancora sepolte.

A partire dal 1824, con i figli ai quali aveva trasmesso curiosità ed erudizione, intraprese una serie di ini­ziative volte in particolare all’istituzione di un Museo Etrusco specializzato nel quale raccogliere reperti frutto delle campagne di scavo che non mancava di caldeggiare in ogni riunione accademica. Il suo nome resta indiscutibilmente legato agli scavi di Vulci, che intraprese con il figlio primogenito Carlo in società con i fratelli Candelori e con Melchiade Fossati; ottenuta nel 1828 dal governo pontificio l’autorizzazione ad iniziare una campagna di scavi in località Camposcala, la campagna portò al rinvenimento di reperti eccezionali, per i quali ai Campanari giunsero stima e riconoscimenti. L’attività di scavo si protrasse fino al 1837 e vide lo sciogliersi della società costituita inizialmente e l’intervento del governo pontificio che, nella persona del cardinal Galeffi, manifestò l’interesse della Santa Sede per la tutela del proprio patrimonio archeologico. Seppure solo in parte, la collezione di oggetti provenienti dagli scavi di Vulci costituì il nucleo della raccolta del Museo Gregoriano Etrusco, inaugurato nel feb. 1837. Un mese prima, a Londra (dove Domenico si era trasferito e aveva aperto una Bottega d’arte) i fratelli Campanari avevano inaugurato una grande mostra di tombe etrusche articolata in dodici stanze; grande sensazione suscitò l’esposizione delle undici tombe (da Tuscania, Tarquinia e Vulci) ricostruite in un allestimento scenografico sconosciuto per l’epoca, con l’ausilio di pitture murali e illuminate da torce. L’interesse suscitato dalla mostra (nota anche come l’esposizione di Pall Mall) fu enorme ed immediato; se il British Museum acquistò quasi in blocco i reperti esposti, l’impatto emotivo sugli appassionati inglesi fu tale da suscitare un flusso quasi ininterrotto di visitatori ai siti etruschi e alla stessa casa Campanari. Qui, nel giardino, i figli di Vincenzo esposero permanentemente diciassette sarcofagi provenienti dalla Tomba dei Vipinana, scoperta nel 1839 negli scavi di Toscanella; il Giardino Campanari fu descritto e rappresentato da Hamilton Cray e da George Den­nis.

Tra gli scritti di Vincenzo Campanari, si ricordano: Sopra la grande lapida etrusca rinvenuta in Perugia nell’ottobre 1823 ([Roma], Stamperia del Giornale Arcadico presso A. Boulzaler, 1826); Dell’urna con basso rilievo ed epigrafe di Arunte figlio di Lare, trionfatore etrusco (Roma, De Romanis, 1825); Notizie di Vulcia antica città etrusca (Macerata, Mancini Cortesi, 1829); Poesie sacre e pro­fane (pubblicate postume a Montefiascone, per i tipi del Seminario, nel 1847).

Alla morte del padre al quale, subito dopo il decesso, dedicò una breve biografia, Secondiano fu tra i figli quello che maggiormente ne seguì le orme. Dopo essere stato suo allievo per sei anni nel seminario di Toscanella, egli proseguì gli studi a Roma dove conseguì la laurea in diritto. Dopo un periodo di pratica legale nello studio dell’avvocato Giuseppe Vera, proseguì l’attività forense e fu avvocato curiale. Seguì il padre nelle campagne di scavo e ne fu quasi portavoce pubblicando sui periodici delle accademie romane i resoconti delle campagne di scavo e dando alle stampe una serie di articoli dedicati all’archeologia etrusca. Organizzatore con i fratelli della nota mostra di Londra, alla fine del 1840 sposò Carolina dei conti Muzzarelli, sorella di Carlo Emanuele; dal 1841 la coppia si trasferì a Viterbo perché, su richiesta del delegato d’Andrea, Secondiano era subentrato al padre nella carica di consigliere della Delegazione Apostolica. Morì nel 1855 e venne pubblicata postuma l’opera alla quale si era dedicato con maggiore impegno, Tuscania e i suoi monumenti, stampata a Montefiascone dalla tip. del Seminario nel 1856.

BIBL. – Buranelli – Sannibale 2002, pp. 11-18; Giontella 2002, pp. 21-51 (con bibl., rif. alle fonti d’archivio ed elenco delle opere pubblicate da Vincenzo Campanari e dai figli).

[Scheda di M. Giuseppina Cerri – Isri]