Carlo da Motrone, o.f.m.cap. (al secolo Giusto Grotta) – Venerabile (Motrone [Lucca], 4 feb. 1690 – Viterbo, 28 apr. 1763).

Era figlio di Mariano Grotta e di Domenica Guidi; lo zio paterno era parroco della chiesa locale di S. Giusto. Compì gli studi a Bagnoregio e a Roma. Il 7 nov. 1709 vestì l’abito di cappuccino nel convento della Palanzana a Viterbo. Ordinato sacerdote nel 1717, tra il 1724 e il 1726 ricoprì il ruolo di cappellano  nelle navi-galere pontificie del porto di Civitavecchia e successivamente fu guardiano dei con­venti di Gallese (1726) e Farnese (1733-1734); in seguito si dedicò esclusivamente alla predicazione e alle missioni popolari nel Lazio, in Abruzzo, Marche, Umbria e Toscana. In particolare predicò ad Alatri (1724), Allumiere e Anagni (1744), Aspra (1739,1757 e 1730), Bagnoregio (1750), Barbarano e Bieda (1763), Bomarzo (1750), Bracciano (1738 e 1743), Campagnano, Canapina e Canino (1752), Caprarola (1744, 1747 e 1760), Carbognano (1749), Castelgandolfo (1731), Castel di Tora (1750), Cave (1734 e 1737), Civitacastellana (1750), Civitavecchia (1732, 1739), Fabrica di Roma e Farfa (1726, 1758), Farnese (1735), Fiuggi (1756,1760), Gallese (1726, 1744), Gradoli (1754), Grotte di Castro e Grotte S. Lorenzo (1750), Lanciano (1740), all’Isola d’Elba ( 1749), all’Isola del Giglio ( 1727, 1730), a Magliano Sabino e Manziana (1750), Montalto (1753), Montefiascone (1733), Motrone (1747), Narni (1757), Nepi, Norma, Orbetello e Oriolo (1760), Orte e Otricoli (1722), Perugia e Piansano (1750, 1762), Poggio Mirteto (1759), Poli (1745), Rieti (1751), Roma ( 1743, 1757), Ronciglione ( 1760), Se­gni e S. Martino al Cimino (1763), Soriano (1743), Subiaco (1736, 1751), Sutri (1750), Tivoli (1740), Tolfa (1743), Tuscania (1756, 1760 e 1762), Vallerano, Valmontone e Vico (1758), Vicovaro e Vignanello (1740, 1741 e 1760), Viterbo e Vitorchiano (1750, 1762 e 1763).

Ebbe come modello di riferimento Leonardo da Porto Maurizio, e fu stimato da Paolo della Croce, che conobbe personalmente a Civita Castellana in casa di comuni amici, la famiglia Ercolani. Molto attento all’istruzione del catechismo e alla somministrazione dei sacramenti, promosse alcune forme di devozione popolare. In rapporti di amicizia con cardinali e vescovi, in particolare con i cardinali Raniero Simonetti, Giacomo Oddi, Francesco Barberini e Federico Marcello Lante della Rovere, conduceva uno stile di vita rigido, che gli provocò una lunga malattia a partire dal 1745. Entrato in contrasto con i confratelli Cappuccini, nel 1762 gli fu imposto dal padre provinciale il mortificante divieto di predicare ed esercitare le sue missioni. Qualche mese dopo, nell’ottobre, il generale dell’Ordine lo riabilitò e riprese immediatamente la sua attività di predicazione.

Morì mentre eseguiva gli esercizi spirituali con le ragazze del conservatorio di S. Francesca Romana di Viterbo. Sepolto nella chiesa di S. Paolo, appartenente ai religiosi cappuccini, fu poi traslato in una cappella della stessa chiesa dedicata alla Madonna della Vittoria, devozione che egli aveva divulgato in ogni luogo dove si era trovato a predicare. Il processo informativo iniziò nel 1772  ma solamente  il 23 feb. 1782 Pio VI autorizzò l’introduzione della causa di beatificazione.

La Diocesi di Frosinone-Verli-Ferentino conserva una pala d’altare che lo raffigura.

Bibl.: — Beatificatìonis et canonizationis servi Dei Caroli a Motrone sacerdotis professi, et missionarii apostolici Ordi nis Minorum Capuccinorum S. Francisci, s.l., s.a.; Mariano d’Alatri 1956, pp. 251-265, 373-420; Zoffoli 1963-68, II, pp. 386 n. 74, pp. 888-889, III, pp. 50, 92, 941-942; Mariano d’Alatri in Bibliotheca Sanctorum, III, coll. 799-800; Stanislao da Campagnola in DBI, 20, pp. 287-288.

[Scheda di Barbara Scanzani – Ibimus]