Fani – Famiglia  (Tu­scania, sec. XVI-XX)

Presente a Tuscania dalla metà del sec. XVI, ebbe tra i suoi esponen­ti Sebastiano, mentre uno dei suoi figli, Paolo Vittorio, alla metà del se­colo fu nominato nel consiglio cittadino. La fami­glia acquisì vaste tenute e partite di grano nei pres­si di Corneto, e successivamente effettuò altri investimenti immobiliari. Paolo Vittorio, figlio di Gabriele e di Girolama Spandesi, ottenne in donazione da Adriana de Antiquis, sua parente, il palazzo Especo y Vera a Viterbo, che le era stato la­sciato dal figlio nel 1638.

Dall’inizio del 1600 gli interessi prevalenti della famiglia si concentrano su Viterbo: nel 1606 i F. hanno l’appalto della panetteria, nel 1605 ottengono l’affitto di diverse tenute della Diocesi di Viterbo, nel 1622 erano tra i Conservatori di Viterbo. Un Vincenzo entra tra i Domenicani e diventa influente presso la corte di Alessandro VII che lo incarica della revisione dell’Indice di libri proibiti e lo nomina Segretario della Congregazione dell’Indice. Nel 1708, a causa del­l’estinzione della linea diretta di questo casato, l’ul­tima discendente, Giovanna Rosa, vendette l’edifi­cio di Viterbo a Sempronio Cherofini di Soriano.

Un Vincenzo fu reintegrato nella nobiltà viterbese tra fine Seicento e Settecento e il figlio Tommaso fu ripetutamente magistrato del Comune  mentre un altro figlio Vincenzo si dedicò agli studi ecclesiastici divenendo abate e cappellano di un altare di giuspatronato nella chiesa cattedrale di Tuscania. Nel primo Ottocento un Tommaso di Tobia fu gentiluomo di Camera di Carlo Alberto di Sardegna e sposò la principessa Eleonora Spada che divenne in seguito dama di compagnia della regina Maria Cristina. Un figlio di Tommaso, Vincenzo, si laureò in diritto canonico e civile e fu uomo colto e di profonda fede cristiana; sposò Emilia Misciatelli avendone tre figli tra i quali Mario (v). fondatore del Circolo Santa Rosa da Viterbo che dette origine alla Società della Gioventù Cattolica Italiana. Un nipote di Mario fu Vincenzo che aderì all’Associazione Nazionalista Italiana  e successivamente al movimento futurista pubblicando diverse opere. La famiglia è ancora presente a Viterbo nel Palazzo di Via Garibaldi.

Arme: d’azzurro alla fascia accompagnata in capo da un giglio e in punta da un tronco di colonna, il tutto d’argento.

BIBL. – Quattranni 1994, pp. 26-30; Bertollini 2002, p. 32; Guida TCI Lazio 2005, pp. 170, 312; Angeli 2003, pp. 211-216.

[Scheda di Simona Sperindei – Ibimus; integrazione di Luciano Osbat-Cersal]