Brugiotti – Famiglia (Vetralla, XVI- XIX sec.)

Famiglia originaria di Firenze poi trasferita a Vetralla dove è presente dalla prima metà del sec. XVI e successivamente a Viterbo. Taddeo, figlio di Pietro e Lattanzio suo fratello, sono tra i più antichi membri della famiglia attivi a Firenze mentre Paolo, figlio di Lattanzio e di Lorenza Pandolfi, appare attivo  nella causa che  Comune di Vetralla ebbe con Lorenzo Cybo che voleva rientrare in possesso del feudo (1562-1590).  Un fratello di Paolo, Francesco, ebbe l’incarico di depositario del Comune di Vetralla mentre dall’altro fratello Piero, morto nel 1572, derivò il ramo della famiglia  che si trasferì a Viterbo.

Il capitano Alessandro, figlio di Pietro, nel febbraio 1596, faceva parte della magistratura vetrallese con l’incarico di depositario. Nel gennaio 1591 aveva fatto testamento, a causa di una grave malattia, ma miracolosamente ristabilito, sposò Porzia Paolini di Viterbo e, successivamente, nel 1615, in seconde nozze,  Felice Spreca di Viterbo. Nel febbraio 1596 vennero divisi i beni  di famiglia tra Alessandro e lo zio Francesco. Ad Alessandro spettarono 7636 scudi in beni immobili e la tenuta di Campo Giordano a Vetralla. Nel 1615 Alessandro  si trasferì definitivamente a Viterbo. Andò ad abitare nella parrocchia di San Faustino, nei pressi del ponte Tremoli. Alessandro  ebbe per sé e suoi discendenti il giuspatronato della cappella dei SS. Innocenti nella chiesa dei santi Faustino e Giovita. Morì nel 1630

Pietro, figlio di Alessandro, nel 1631 era uno dei governatori dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo. Nell’agosto 1647 acquistò a Viterbo un palazzo sito nell’attuale Via Cavour. Il palazzo fu acquistato dalle famiglie De Angelis e Messini, eredi di Cosimo Mussacchi, il quale lo aveva acquistato, a sua volta, da Girolamo Marozzi. La famiglia Brugiotti lo ristrutturò e ampliò dopo il 1647. Con l’estinzione della famiglia, nel XIX secolo, il palazzo passò di proprietà a Francesco Polidori, poi alla famiglia Pieri di Vetralla e infine all’imprenditore Alarico Piatti. Nel 1920 divenne la sede del Banco di Roma. Dal 1996 è la sede della Fondazione Carivit.

Pietro  nel settembre 1633 donò ai Carmelitani scalzi una casa con una torre e un orto per la costruzione della chiesa e del convento. La casa era situata in contrada San Giacomo, nei pressi della Fonte Maggiore, poco distante da Palazzo Brugiotti. Nel 1642 si sposò con Livia Degli Arenghi di Firenze. Nel 1643 Pietro eresse la cappella dei santi Pietro e Paolo nella chiesa dei Santi Teresa e Giuseppe dei Carmelitani scalzi. Morì nel 1658. Suo figlio Alessandro nacque il 23 luglio 1632. Nel 1647 venne iscritto nella nobiltà viterbese. Fu membro della magistratura viterbese. Nel 1653 svolse l’incarico di tesoriere, carica che ricoprì anche nel 1662 e dal 1664 al 1671. Nel 1660 e nel 1666 fu governatore dell’Ospedale Grande degli Infermi e fu doganiere generale della Provincia del Patrimonio (anni 1653, 1654, 1662, 1671). Nel luglio 1660 fece collocare i corpi dei santi Renato e Paolino nella cappella dei santi Pietro e Paolo nella chiesa dei Carmelitani scalzi. Nel 1678 era Conservatore del Comune di Viterbo e svolgeva l’incarico di Governatore dell’Oratorio  di San Girolamo dei Sergenti. Nel 1671 Alessandro  fondò con il sergente Girolamo Chivazzo una società per il commercio del ferro nella ferriera dell’Acquarossa e fu affittuario della tenuta della Pallanzana di pertinenza della mensa vescovile, secondo quanto riporta un documento dell’aprile 1672. Alessandro sposò Artemisia Mansanti di Tuscania, la quale nel 1685 donò una casa a Viterbo, nei pressi di Santa Maria del Poggio, a Rosa Venerini, affinché iniziasse la sua opera educatrice. Morì il 30 settembre 1693.

Cesare Pio, figlio di Alessandro,  sposò Vittoria Laziosi di Viterbo. Fu governatore di Casa Lante  a Roma. Nel 1729 fu governatore dell’Ospedale Grande degli Infermi e nel 1740 ricoprì la carica di Conservatore del Comune di Viterbo. Nel 1749 fu ambasciatore presso il Vescovo di Viterbo, Adriano Sermattei. Morì il 19 febbraio 1753.

Giuseppe, figlio di Cesare Pio, nacque il 12 maggio 1712 e sposò il 28 marzo 1745 la contessa Anna Ferretti di Ancona. Morì il 19 gennaio 1778. Suo fratello Pietro, nato nel 1708, dal 1752 al 1757 fu Conservatore dell’Ospedale Grande degli Infermi. Morì nel 1757.

Alessandro, figlio di Giuseppe, nacque il 23 marzo 1748. Si laureò in legge, filosofia e teologia. Fu arciprete della Cattedrale di Viterbo e Cavaliere di Malta. Fu nominato Vicario generale e giudice onorario, incarico che svolse dal 5 aprile 1783 al 22 settembre 1784. Alessandro  curò il discorso solenne pronunciato in Cattedrale dal Vescovo Gallo in occasione del battesimo del moro Mustà di Oithman nell’agosto 1785. Era stato membro dell’Accademia dell’Arcadia, dell’Accademia degli Ardenti e degli Aborigeni, fu autore dell’oratorio Gionata (Viterbo, per il Poggiarelli, 1785) che fu eseguito in cattedrale nel marzo 1785 con musica di Enrico Cornet, Maestro della cappella della cattedrale. Morì il 2 luglio 1795.

Alla sua morte i suoi beni furono ereditati dalla sorella Vittoria, la quale il 12 dicembre 1781 aveva sposato il conte Gaspare Carpegna di Roma. Vittoria successivamente si trasferì a Roma, dove morì nel 1822. Con Vittoria Brugiotti si estinse il ramo diretto della famiglia.

BIBL. – N. Angeli, Famiglie viterbesi. Storia e cronaca, genealogie e stemmi, Viterbo, 2003, pp.70-74; G.Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa.1610-1944, vol 3, parte 2, Viterbo, 1969, pp. 38, 57, 125; A. Scriattoli. Viterbo nei suoi monumenti, Viterbo, 1988, pp. 97,174,175, 280; M. Signorelli. Le famiglie nobili viterbesi nella storia. Enciclopedia delle famiglie nobili ed illustri d’Italia. Regione Laziale, ed. a cura di V. Guelfi Camaini, Pubblicazioni dello Studio Araldico di Genova, Genova, 1968, pp.116,117; M. Galeotti. L’illustrissima città di Viterbo, Viterbo, 2002, pp.289, 422, 614, 680, 681, 721; “Biblioteca e società”, Anno IX, n. 3-4, p. 26, “Biblioteca e società”, Anno X,  n. 1-2, p. 22,  “Biblioteca e società”, Anno XX, n. 3-4, p. 36.

[Scheda di Marina Bucchi – Ibimus; integrazioni di Isabella Lamantia-Cersal]