Cernitori – Famiglia (Montefiascone, Secc. XVI-XIX)

Famiglia originaria di Milano, trasferitasi a Viterbo al principio del Cinquecento e quindi passata a Montefiascone, ottenendone la cittadinanza e più tardi l’aggregazione alla nobiltà con Adriano di Pietro (1828). Capostipite cognito è «Martino Cernitoris de Mediolano continuo abitante di Viterbo» (AS Viterbo, Notarile Viterbo, Giovanni Malvicini, prot. 1437, c. 101), già morto il 22 ago. 1528 secondo un documento, redatto quel giorno, nel quale compaiono la vedova Lucia e i figli Paolo, Giovanni Battista e Margherita. In altro atto dell’8 feb. 1533 figurano i nomi di Paolo e Giovanni Battista, figli ed eredi del fu «Martino di maestro Ambrogio de Mediolano, Cemitoris», continui abitanti di Viterbo, minori di 25 ma maggiori di 14 anni. Il nominativo deriva forse dal lavoro svolto da alcuni esponenti, relativo al cernere o scegliere prodotti artigianali nel settore sartoriale o della lavorazione del ferro. Più tardi l’attività principale divenne quella del fabbro ferraio, esercitata nella bottega sotto la loro abitazione nei pressi del molino di Corpo al Repuzzolo, che valse loro il nomignolo di «bruciaferro».

Il 9 ott. 1712 un membro della famiglia, Ignazio, si unì in matrimonio a Francesca Venturi di Pompilio di Montefiascone, trasferendosi in quella città nella parrocchia di Sant’Andrea. Ignazio si applicò con profitto all’arte mercantile, pervenendo presto a un’invidiabile condizione economica e sociale. In gioventù era stato ministro del Monte di pietà della città di Viterbo e il 5 ott. 1717 aveva ottenuto in affitto per tre anni dal conte Paolo De Castaldi fu Stefano di Roma, con interessi a Montefiascone, la tenuta di Castel Fiorentino, nel territorio viterbese, per cavarne zolfo e altri usi a un canone annuo di 75 scudi. Il 16 apr. 1728, in riconoscenza dei benefici che avevano prestato sia lui che la moglie al sacerdote Filippo Vici fu Bernardino, priore della chiesa di S. Maria Maddalena di Gradoli e zio della consorte, riceveva in donazione tutte le sue proprietà. Il 24 ott. 1741 rinnovava l’affitto della commenda di Santa Lucia di Viterbo e della magione di Bagnoregio che dal 1737 era di sua conduzione.

Fin dal 1748 aveva formato società di merceria con Millesio Millesi, al tempo stesso gestendo il provento della pizzicheria di Montefiascone. Dall’unione di Ignazio con Francesca nacquero molti figli, tra cui Pietro (n. 27 giugno 1719), il vero fulcro di casa C. unendo all’ottima educazione culturale un alto senso degli affari. Suo padre Ignazio, con testamento del 23 feb. 1756, lo dichiarava «erede di tutti i beni, non solo per il di lui naturale quieto e pacifico ed indefessa attenzione e vigilanza agli interessi domestici, ma anche per la sua grande abilità nel saper maneggiare gli affari e reggere la casa. Come pure per la continuata amorosa soggezione e filiale ubbidienza praticata verso di me, e perché di mio consenso, piacere e volontà si è congiunto in matrimonio colla signora Maria Caterina figlia del signor Pietro Gamboni, la qual mia dilettissima nuora non potrò mai cessare di benedire e bastantemente lodare per le di lei ottime doti ed amabili qualità» (AS Viterbo, Notarile Montefiascone, Angelo Mori, prot. 457, cc. 714-716).

Pietro conseguì la laurea in utroque iure; nel 1762 risultava affittuario della commenda di Santa Lucia, già ri­tenuta dal padre, e dei forni del pane venale della città di Viterbo. Dal 1° nov. 1764 a tutto il 31 ott. 1773 aveva tenuto in locazione i beni che il marchese Giuseppe Spada Vernili possedeva a Castelviscardo, a Viceno e nella terra di Grotte San Lorenzo. Fu amico e confidente del poeta Giovanni Battista Casti, con il quale tra il 1769 e il 1780 intrattenne un’interessante corrispondenza epistolare. Il 26 sett. 1768 Margherita Carletti, vedova del conte Francesco Poeti, vendeva con pagamento rateale a Maria Caterina Gamboni, moglie di Pietro, la masseria di San Savino, «perché non rende nulla specie nell’anno 1764 con grande morìa di pecore» (AS Viterbo, Notarile Viterbo, Nicola Grispigni, p. 1249, c. 493).

Francesco, nato dall’unione di Pompeo con Vittoria Paoletti, sentì fin da ragazzo forte l’attrazione per la vita ecclesiastica. Seguita l’ordinazione sacerdotale, divenne vicario generale, sacrista della cattedrale di S. Margherita e insegnante di lettere nel seminario di Magliano Sabina. Passò in seguito nel seminario di Viterbo succedendo al compaesano Giuseppe Sartini nell’incarico di rettore; morì a Montefiascone il 6 die. 1847. In quel tormentato periodo risorgimentale vari membri della famiglia si trovarono a svolgere un ruolo preminente nella vita amministrativa e politica di Montefiascone; tra l’altro furono gli elementi maggiormente attivi nella formazione e nella gestione della commissione per la Costituente, risultando poi nel registro delle persone che maggiormente si erano compromesse con i nemici dello Stato Pontificio. Il primo della lista, il settantasettenne Adriano, pur non avendo partecipato direttamente ai fatti, o misfatti, del Quarantotto, venne accusato, essendo all’epoca gonfaloniere in carica, di aver avallato, o indirettamente approvato, il comportamento dei suoi congiunti: «Tre di lui Figli, e quattro di lui Nepoti infrascritti stettero alla testa di tutti i disordini in materie sì politiche che religgiose come appresso, e persino il Figlio Pietro (che andò poi a combattere alle Barricate di Roma), in di lui presenza eseguì l’Inventario del convento dei r.r.p.p. Serviti, senza che Egli Padre né lo sgridasse, né mostrasse alcun dispiacere, o disapprovazione […] » (ASC Montefiascone, Lettere 1846-51, 84P, ff. sciolti). Nello stesso elenco, oltre ad Adriano, compaiono Pietro, Colombano, Silvano, Restituto, Quirino e un altro Pietro, tutti appartenenti alla famiglia e tutti definiti possidenti. Da quel momento iniziò il declino demografico della casata, che comporterà la scomparsa di quasi tutti gli elementi maschili della famiglia e dei discendenti atti a tramandare il cognome. Oggi, nel palazzo di famiglia, ubicato in corso Cavour a Montefiascone, abita Adriana Magno in Mauri, seconda figlia di Agata Cernitori. Il cognome è ancora presente a Firenze con il ramo di Consalvo, e a Milano con quello di Giulio.

Arme: partito: nel 1° d’azzurro a una quercia di verde sostenuta da una colomba d’argento, al capo d’azzurro carico di tre stelle d’oro a otto punte sostenute da una fascia d’argento; nel 2° d’azzurro al mare al naturale su cui nuota un delfino d’oro sostenente una donna nuda di carnagione, avente tra le mani un nastro d’argento, accompagnato in capo da una stella d’oro.

BIBL. e FONTI –  AC Montefiascone, Lettere 1846-51, 84P, ff. sciolti. AS Viterbo, Notarile Viterbo, Giovanni Malvicini, prot. 1437, c. 101; Nicola Grispigni, prot. 1249, c. 493; Notarile Montefiascone, Angelo Mori, prot. 457, cc. 714-716.  Breccola 1995, passim, Angeli 2003, pp. 126-128. [Scheda di Giancarlo Breccola – Montefiascone]